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News dall'accademia
31/mar/2015

Omaggio a
MARIO MAFAI

50 anni dopo

 

martedì 31 marzo 2015| ore 17.30
 
introduce e coordina
Francesco Moschini
 
intervengono
Giuseppe Appella, Giulia Mafai, Lea Mattarella
 
Martedì 31 marzo 2015, alle ore 17.30, l’Accademia Nazionale di San Luca rende omaggio a Mario Mafai (Roma 12 febbraio 1902 – 31 marzo 1965) in occasione del cinquantenario della morte.
Dopo una introduzione di Francesco Moschini, aprirà la serata Giulia Mafai che commenterà il documentario, realizzato in occasione della mostra Mafai / Kounellis. La libertà del pittore al Museo Bilotti, utile per ripercorrere l’intero cammino del pittore romano. Seguiranno Lea Mattarella e Giuseppe Appella che inquadreranno criticamente il mondo di Mafai, mettendone in luce i momenti salienti, dall’incontro con Scipione e Antonietta Raphaël, da cui nascerà quella che Roberto Longhi, nel 1929, chiamerà “Scuola di via Cavour”, alle frequentazioni con De Libero, Ungaretti, Sinisgalli, Santangelo, Montale e Sacripanti, alla mostra nella Galleria della Cometa, al periodo parigino, agli anni genovesi, alle presenze in Biennali e Quadriennali, al distacco dalla figurazione per una pittura che, sottratta a una “attualità senza realtà” lo renda “più libero, più nudo, più io”.
Dalle immagini e dalle parole risulterà evidente come la tensione alla classicità e l’empirismo di fondo, che mettono in luce la curiosa abitudine di Mafai alla contaminazione, si risolvano in un rapporto nuovo di reale e fantastico accordati da un’armonia stilistica del tutto inedita negli anni tra il 1930 e il 1943 e assolutamente innovativa rispetto alla tradizione precedente.
Le figure allungate, alternate a quelle tarchiate, spesso poste in iscorcio per una necessità di rilievo consono all’azione svolta, riguadagnano la resa naturalistica e si dispongono sulla scena mediante un diverso sistema di impaginazione dell’opera, con spostamenti dei corpi e degli oggetti da sinistra verso destra, dall’alto in basso, con tagli verticali e orizzontali, una scansione di piani in profondità e valori linearistici che evidenziano il lungo tirocinio nel disegno, fondamentale per capire il flusso dei pensieri circolanti nei dipinti, il tempo di durata di ogni emozione prima che si faccia carne, fiore, cesto, muro diroccato, nella leggerezza dell’aria propagatasi nello spazio e della luce che l’irrora.
 
Per l’occasione, e per la prima volta, verrà esposto in originale Il Menghi illustrato, almanacco ovvero lunario delle previsioni e consigli per l’anno 1953 onde prosperare sicuri, scritto da Mafai nel 1952, nello studio di via Margutta, su fogli disegnati negli anni Quaranta, insieme a Consagra, Sonego, Scarpitta, Pirro, Sacripanti, Turcato, Balestra, Ronconi, Zennaro.
Nel 1986, in un ricordo di Mafai, Consagra scriverà: “Componendo l’almanacco ci si rendeva conto di apparire dei frustrati della situazione generale deprimente. Non volevamo essere scoraggiati. Trasformare il divertimento in amarezza non era la nostra vocazione. Prendersela con i tromboni non era il nostro mestiere. Tromboni erano e tali rimasero. Essere menghiani ebbe il significato di spericolati artisti di ventura”.
 
 
 
 
 
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