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News dall'accademia
05/mag/2016

Presentazione del catalogo ragionato
Giacinto Brandi 1621-1691

Giovedì 5 maggio 2016 alle ore 17.30 presentazione del catalogo ragionato delle opere di Giacinto Brandi 1621-1691 di Guendalina Serafinelli 
(Umberto Allemandi Editore, Roma 2015).
 

Introduce
Francesco Moschini

Intervengono
Francesca Cappelletti, Fabrizio Lemme, Stefania Macioce, Claudio Strinati
 
Sarà presente l'Autrice

 

Celebrato e apprezzato già dai suoi contemporanei, Giacinto Brandi attraversò con vivido successo i decenni centrali del Barocco Romano, conquistando un ruolo di primo piano accanto a figure del calibro di Pier Francesco Mola, Pietro da Cortona, Giovanni Battista Gaulli e Carlo Maratti. Le sue opere, destinate alle chiese, ai grandi palazzi aristocratici e al collezionismo, si snodano dagli anni quaranta alla fine degli anni ottanta del Seicento e riassumono, nel loro equilibrio tra compostezza classicistica e prosa barocca, le grandi correnti della ricerca artistica.

Nato a Roma nel 1621, Giacinto Brandi fu avviato sulle strade dell’arte dal padre Giovanni, di professione ricamatore, il quale lo mise nella bottega dello scultore bolognese Alessandro Algardi. Vocato alla pittura, il poco più che adolescente Brandi lasciò la bottega di Algardi per quella di Giovan Giacomo Sementi, anch’egli bolognese, dove attese alla sua educazione artistica fino al 1636, anno della morte del maestro. Determinante e fondamentale fu successivamente l’incontro a Roma, e probabilmente anche a Napoli, con il pittore originario di Parma Giovanni Lanfranco, dei cui modi Brandi diverrà il migliore interprete e continuatore. Grazie all’appoggio di Francesco Sacchetti, cameriere segreto di Innocenzo X Pamphilj e canonico della basilica di Santa Maria Maggiore, Brandi esordì sulla scena artistica romana con i lavori per il Casino del Bel Respiro e per il Palazzo Pamphilj a piazza Navona, realizzati a partire dagli anni quaranta del Seicento. Le decorazioni per il Palazzo Pamphilj valsero all’artista la nomina a Cavaliere dell’Abito di Cristo e gli aprirono la strada verso nuove prestigiose commissioni di destinazione pubblica e privata provenienti da importanti famiglie aristocratiche, tra cui i Colonna e i Barberini. A partire dal 1651 frequentò l'Accademia di San Luca con assiduità, divenendone Principe nel 1668 e di nuovo nel 1684, come pure la Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta al Pantheon cui si affilò nel 1647. Capolavoro della sua prima maturità è la pala con il Martirio dei santi Quaranta di Sebaste nella chiesa romana delle Ss. Stimmate di San Francesco, un’opera realizzata nel 1662 su commissione del fratello Pietro Paolo Brandi in esecuzione alla disposizione testamentaria di Francesco Sacchetti. A differenza di molti suoi colleghi pittori Giacinto Brandi fu un artista stanziale che si allontanò da Roma malvolentieri e solo raramente. È il caso del suo viaggio a Gaeta, dove l’artista soggiornò dal 1662 al 1664 circa per eseguire i lavori nella cripta del duomo di Sant’Erasmo, un’esperienza fondamentale nel suo percorso evolutivo che gli permise di approdare a una vivace forza espressiva e a vertici di drammatico naturalismo partecipi della cultura figurativa napoletana. Celebre per le grandiose pale d’altare e per le pitture da cavalletto di impronta fortemente devozionale, Brandi, a partire dagli anni settanta del Seicento, si misurerà ripetutamente nelle grandi imprese decorative di destinazione chiesastica, abbellendo gli interni delle chiese dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, di San Silvestro in Capite e infine di Gesù e Maria al Corso. Toccati i vertici della fama e consolidato il proprio status sociale, l’artista, che negli ultimi anni della sua vita era arrivato a possedere addirittura una carrozza - vero appannaggio di pochi privilegiati - morì a Roma nel 1691, dove fu sepolto nella chiesa di San Lorenzo in Lucina. 

Dopo i pionieristici articoli di Antonella Pampalone e di Gabriele Borghini apparsi negli anni settanta del secolo scorso, l'interesse da parte della critica nei confronti di Giacinto Brandi non si è mai concretizzato in uno studio sistematico teso ad approfondire e ad aggiornare la portata complessiva della sua esperienza artistica. La monografia di Guendalina Serafinelli - due volumi di grande formato in cofanetto pubblicati per i tipi di Umberto Allemandi Editore - colma questa lacuna ripercorrendo, in una successione di capitoli tematici, l'intera vicenda biografica e professionale del pittore romano attraverso una attenta indagine filologica che ridefinisce, alla luce dei cospicui rinvenimenti documentari, l'esteso contesto storico e artistico nel quale il maestro operò. Per la prima volta viene ricomposto e presentato il catalogo ragionato delle sue opere, ordinato in successione cronologica, arricchito da notizie di archivio, da raffronti con testimonianze grafiche e bozzetti, aggiornato e integrato da un significativo numero di dipinti inediti. Questo lavoro è corredato da quattro appendici documentarie e dagli apparati che comprendono bibliografia e indici (iconografico, onomastico e toponomastico).

 

Altri riferimenti

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L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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