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PAOLA BAROCCHI

Cultore, accademico dal 1993

Nata a Firenze nel 1927, è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha esordito nella critica figurativa con una monografia sul Rosso Fiorentino (1950) e con saggi sul Primaticcio e sul Vasari architetto e pittore. Si è poi rivolta a Michelangelo, di cui ha pubblicato il corpus dei disegni appartenenti alle raccolte fiorentine (1962-64). Parallelamente si è dedicata allo studio delle fonti storico-artistiche pubblicando i Trattati d'arte del Cinquecento, tra Manierismo e Controriforma (Laterza, 1960-62). Ha quindi intrapreso l'edizione della vasariana Vita di Michelangelo nelle redazioni del 1550 e 1568 con un vastissimo commento (1962). L'esperimento comparativo l'ha indotta a progettare una nuova edizione delle Vite vasariane (curato per la parte testuale da Rosanna Bettarini) con commento secolare e vasti indici (1966-1997). Negli stessi anni ha curato, insieme a Renzo Ristori, il Carteggio di Michelangelo (1965-1983) e il Carteggio indiretto di Michelangelo (cioè dei familiari e amici) con Kathelien Loach Bramanti (1988). Dal 1971 al 1977 ha pubblicato per la collana "La letteratura Italiana. Storia e testi" della Casa Ricciardi tre volumi di Scritti d'arte del Cinquecento, strutturati antologicamente per argomenti e ampiamente commentati. Nel 1984 è uscito presso Einaudi il volume di Studi vasariani. Relativamente alla storiografia artistica del Seicento ha curato nel 1975 la ristampa delle Notizie dei professori delle arti del disegno di Filippo Baldinucci, con una appendice che raccoglie il carteggio in due volumi. Nel 1979 ha edito la Istoria delle pietre di Agostino del Riccio e nel 1980 la Bicchierografia di Giovanni Maggi. Contemporaneamente ha approfondito il rapporto tra storiografia e collezionismo mediceo in numerosi volumi dedicati alle collezioni di Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Lorenzo, Mattia, Vittoria, Leopoldo e Cosimo III (2002-2008). Per la letteratura artistica dell'Ottocento ha ripubblicato nel 1975 il Catalogo della libreria di Giuseppe Bossi ed ha raccolto in cinque volumi gli scritti d'arte dell'Antologia di G. P. Vieusseux (1821-1833) aggiungendovi i carteggi dei collaboratori (Cicognara, Tommaseo, Benci ecc.) (1975-79). Per l'Otto e Novecento ha curato nel 1972-74 due volumi di Testimonianze e polemiche figurative in Italia, ponendo in evidenza il rapporto tra cultura accademica e critica militante. Un'ampia revisione di questa opera ha dato vita ai tre volumi di Storia moderna dell'arte in Italia (1926-1990), pubblicati da Einaudi tra il 1994 e il 1998. Fin dal 1978 ha promosso presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ricerche sulle applicazioni dell'informatica alla storia dell'arte nei campi della storia delle fonti e del collezionismo e dal 2000 ha creato, con gli stessi intenti, la fondazione "Memofonte. Studio per l'elaborazione informatica delle fonti storico-artistiche" (con sede in Firenze) che, in stretta collaborazione con la Scuola Normale ed altre istituzioni, cura una intensa attività di pubblicazione (sul sito della stessa fondazione) di documenti testuali e visivi.
Si è spenta il 24 maggio 2016 nella sua città natale.

 

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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