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TOMMASO LAURETI

Architetto, accademico

Forse appartenente ad una famiglia di artisti palermitani, si ritiene, pur in assenza di documentazione, che si sia recato da giovanissimo a Roma e dove ebbe una completa formazione artistica. Fu probabilmente allievo di Sebastiano del Piombo. Le sue prime opere sono documentate a Bologna dove lavorò, probabilmente a partire dal 1560, inizialmente come pittore prospettico. Il suo affresco perduto con l'Apoteosi di Alessandro su un soffitto di palazzo Vizzani fu molto apprezzato dai suoi contemporanei, tra cui il Vignola che lo riprodusse in incisione sul suo trattato come esempio di prospettiva illusionistica. Nel 1565 fu incaricato di realizzare la Fontana del Nettuno in piazza Maggiore, per la quale predispose il disegno generale caratterizzato da combinazioni decorative pienamente manieriste. Per la statua bronzea di Nettuno fu lui stesso a contattare ed ingaggiare il Giambologna. Laureti doveva avere particolare competenza nelle opere idrauliche, infatti gli fu affidata anche la Fontana Vecchia, addossata al palazzo comunale (Palazzo d'Accursio), ed il sistema di alimentazione delle due fontane, incentrato sulla cisterna ottagonale di Valverde. Come architetto è stata ipotizzato il suo progetto intorno al 1573-75 per la villa Guastavillani a Barbiano, sui colli bolognesi. Tra le sue opere di pittura a Bologna si ricorda il Trittico della chiesa San Giacomo Maggiore e la pala con la Madonna in gloria tra i ss. Cecilia, Agata e Guglielmo d'Aquitania nella stessa chiesa. Molte altre opere sono andate disperse, come le opere di carattere profano ricordate dal Vasari, o distrutte come la pala per la chiesa dei SS. Vitale e Agricola raffigurante il Martirio dei due santi. Negli anni '70 soggiornò anche a Mantova e a Ferrara dove eseguì un San Gerolamo nel deserto ed un affresco con la Cena di Baldassarre, andato distrutto. Nel 1582 fu chiamato a Roma da Gregorio XIII per affrescare la volta della sala di Costantino nei palazzi Vaticani La decorazione, terminata nel 1585, rappresenta con allegorie il potere della Chiesa, completando il programma iconografico avviato sulle pareti con le Storie di Costantino di Raffaello e Giulio Romano. Il riquadro centrale contiene il Trionfo della Croce sugli idoli pagani,efficace fulcro della decorazione, nella sua essenzialità simbolica. Tra il 1586 ed il 1594 eseguì affreschi per il palazzo dei Conservatori sul Campidoglio (sala dei Capitani) secondo uno stile riferibile a Giulio Romano e Raffaello. Sempre a Roma, realizzò la pala con il Martirio di Santa Susanna per la chiesa omonima che si distingue per la sua forza drammatica ed il colorismo intenso. Altre opere risultano oggi disperse. Fu tra gli artisti più in vista a Roma, membro membri della Congregazione dei virtuosi del Pantheon e nel 1593 tra i fondatori dell'Accademia di San Luca. Nel 1594 succedette a Zuccari come principe dell'Accademia dove svolse un'attività didattica imperniata soprattutto sull'insegnamento della prospettiva.

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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