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ENRICO DEL DEBBIO

 

 

Architetto, accademico dal 1930

Nato a Carrara nel 1891 e qui diplomato all’Accademia di Belle Arti (1912), nel 1914 vince il Pensionato Artistico Nazionale e si trasferisce a Roma, dove subito collabora con i più noti studi professionali e partecipa alle battaglie in difesa del rinnovamento delle arti; sempre attento ai fermenti della cultura contemporanea, frequenta letterati, critici, artisti e musicisti. Dal 1920 inizia l’attività didattica nella Scuola Superiore di Architettura di Roma, che si protrarrà fino al 1966. Partecipa alla Prima Biennale Romana (1921), ottenendo il primo premio per l’architettura, e vince vari concorsi. Tra i più interessanti architetti che operano a Roma tra gli anni Venti e Sessanta, verso la fine degli anni Venti la sua stilizzazione linguistica approda a un classicismo metafisico dal tono “sospeso e incantato” (palazzina di via Brofferio, 1925-28), che trova l’esito più felice nel polo sportivo romano del Foro Mussolini, dove la fusione fra natura e architettura suggerisce un’adesione più concettuale che formale a modelli dell’architettura ellenistica.
 
Piano Regolatore generale  e paesaggistico del Foro Italico, 1928-1968
 
Il Foro Mussolini (ora Italico) è la sua opera magistrale, la più rappresentativa del suo lavoro, avendo attraversato la sua attività per quarant’anni (1927-68); pur sempre confermando l’idea originaria, in un continuo sviluppo del progetto, nella soluzione cui si dà effettiva realizzazione e che coincide con l’impianto attuale, amplia il vasto comprensorio naturale definendone anche l’ambito di tutela paesaggistica fino alle vie Cassia, Camilluccia e Trionfale. Il gioco di straniamento tra storia e presente, attuato nelle sue architetture attraverso l’uso ideogrammatico di ordini classici e intensi cromatismi, lo avvicina alle atmosfere di Giorgio De Chirico. Ed è qui che sperimenta la sua interpretazione del moderno: icone di questa modernità possono considerarsi la Casa Madre del Balilla (1932) e la Colonia elioterapica (1934); modernità con cui poi si cimenta in diverse città italiane.
 
Progetto per la Casa Madre del balilla, 1932-33, tempera
 
Inoltre, come Direttore dell’Ufficio tecnico dell’Opera Nazionale Balilla (1928-33) è anche il supervisore di tutte le progettazioni e realizzazioni degli impianti sportivi in Italia, tema sul quale pubblica più scritti.
Per i suoi meriti è nominato Accademico dell’Accademia Nazionale di San Luca (1930) e nel 1936 dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Nel 1930-31 è chiamato a far parte del comitato organizzatore della I Esposizione Quadriennale Romana, e in seguito ottiene incarichi istituzionali rilevanti, partecipa al dibattito sulla legge urbanistica (1942); nel dopoguerra è nella Commissione del piano regolatore di Roma e fino al 1973 fa parte sia della Commissione urbanistica sia di quella edilizia. Fonda nel 1955 e diviene Direttore dell’Istituto di Disegno e Rilievo dei Monumenti.
Dalla fine degli anni Trenta tra le sue opere più importanti figurano la sede del Ministero degli Affari Esteri (1937-59) e la villa Brizzi Simen a Roma (1939-41), le case dell’Isolotto a Firenze (1953-57); ancora a Roma il Civis (1957-60), lo Stadio del Nuoto (1958-60), e a Terni il Centro IRI-Cifap (1961-65).
Nel 1959 riceve la medaglia d’oro dal Ministro della Pubblica Istruzione come Benemerito della scuola, della cultura e dell'arte, nel 1961 è nominato Accademico della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e nel 1967 Professore Emerito della Facoltà di Architettura di Roma. Dopo una vita dedicata con passione e rigore all’Arte e all’Architettura, muore a Roma il 12 luglio 1973.
 
 
 

 

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