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FEDERICO DE MELIS

Cultore, accademico dal 2021

Federico De Melis, nato a Roma il 21 giugno 1960. La sua carriera professionale si è svolta soprattutto nell’ambito della critica d’arte e del giornalismo culturale. Entra nel quotidiano il manifesto nel 1979 e tuttora vi lavora come editor del supplemento «Alias-D», di cui cura la sezione arti visive. In tutti questi anni ha ricoperto diversi ruoli redazionali, tra cui caposervizio cultura (dal 1990) sotto la direzione di Luigi Pintor e co-responsabile di «Alias», che ha contribuito a fondare nel 1998. Fra le molte iniziative da lui organizzate per la sua testata, si segnalano «La scoperta del museo», serie di testimonianze sull’esperienza del museo, che poi è divenuta un libro (La scoperta del museo. Ventisei guide sulla via dell’arte, manifestolibri, 1995), e «Chaise longue», serie di ampie conversazioni (realizzate insieme a Roberto Andreotti) con protagonisti della cultura italiana e straniera, soprattutto nell’ambito delle arti visive, fra cui Vico Magistretti, Allen Jones, Ettore Sottsass, Anselm Kiefer, Alberto Arbasino. Nello stesso genere, sempre con Andreotti, ha lavorato dal 2002 al 2008 per Radiotre: due le serie, «I luoghi della vita» e «I mostri», che andavano in onda la domenica e che costituiscono un notevole archivio di testimonianze sulla cultura italiana del dopoguerra. In questo ambito, De Melis ha spesso selezionato personaggi in linea con la sua formazione storico-artistica, non universitaria, che lo ha portato a una stretta collaborazione con Ferdinando Bologna, accanto al quale, nel 2013, ha curato, per il Mart, la mostra su Antonello da Messina (catalogo Electa). Nel 2015, per la Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, ha realizzato un documentario sul pittore seicentesco Giovan Battista Spinelli. È nel comitato scientifico della rivista «Confronto», fondata da Bologna. I suoi interessi storico-artistici, sia nell’Antico, sia nel Moderno (soprattutto pittura francese fra Otto e Novecento, su cui sta preparando un volume per Officina Libraria), si sono espressi lungo gli anni attraverso recensioni di mostre in Italia e all’estero, di nuovo interviste (Ernst Gombrich, Francis Haskell…), e la cura di diversi speciali tematici, come, recentemente, un supplemento sui «Maestri in ombra» (agosto  2017), un altro su «I Duchamp» (agosto 2018), in cui conversa con Germain Viatte, e ancora «L’immagine del poeta» (agosto 2019), «Folgorazioni» (agosto 2020), sui grandi storici dell’arte. Attualmente De Melis sta lavorando, in vista di una mostra, su Jacques Villon, fratello maggiore di Marcel Duchamp. Nell’ambito dell’arte contemporanea, nel 2012 ha realizzato  per il Mart di Rovereto il film Passo in maschera. Performance di Luigi Ontani nel parco dei mostri di Bomarzo. Altre mostre curate: Giuseppe Cellini (1855-1940) tra Nino Costa e D’Annunzio. Dal paesaggio naturale al simbolico (2013, Galleria Carlo Virgilio & C., Roma), Dessì View Vista (2013, Casa Italiana Zerilli-Marimò, New York University); Arthur Bryks e l’avanguardia europea. Zurigo, Berlino, Ascona, Gerusalemme (2016, Galleria Aleandri Arte Moderna, Roma); Collecting Matta-Clark. La raccolta Berg (insieme a Harold Berg e Gianni Dessì, 2019, Accademia Nazionale di San Luca). Ha curato, insieme a Roberto Andreotti, per la Cassa di Risparmio della Spezia, Interni a Sarzana. Conversazioni con Alvar Gonzaléz-Palacios (2003) e Le Cinque Terre viste dalla Luna. Conversazioni con Vico Magistretti, Ippolito Pizzetti, Franco Cordelli (2005). Nel 1997 ha realizzato, per il Consorzio Venezia Nuova, il documentario Laguna (sui problemi ambientali della laguna veneziana), presentato nella Biennale Cinema di quell’anno. Fra gli interessi collaterali, Pier Paolo Pasolini, ampiamente trattato in chiave critico-giornalistica, e oggetto, nel 1993, per il Teatro di Cagliari, della drammaturgia Pasolini Viaggio in Grecia (regia di Mauro Avogadro); nel 1984, dell’lp, da lui ideato, e prodotto per la General Music, Morricone La musica nel cinema di Pasolini. Con Ennio Morricone, Federico De Melis ha collaborato, per la Virgin di Londra, alla realizzazione de La musica negli occhi, 1990, antologia di video-clip musicali costruiti a partire dalle colonne sonore dei più importanti film musicati dal maestro. È membro dell’Accademia di San Luca dal 2021.

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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