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PIER PAOLO CALZOLARI

Scultore, accademico dal 2009

Nato a Bologna nel 1943, Calzolari trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Venezia, il cui patrimonio artistico bizantino e l’incantevole luce lasciano una traccia profonda sulla sensibilità del futuro artista. Nel 1965 torna a Bologna e apre uno studio a Palazzo Bentivoglio, dove realizza i primi lavori di pittura e accoglie mostre di altri artisti, presentando i primi film 8mm e super8 di Ari Marcopoulos, Andy Warhol, Jonas Mekas, Mario Schifano. Nel 1966-1967 realizza la prima delle sue opere-performance (Il filtro e benvenuto all’angelo) che coinvolge gli spettatori in una partecipazione diretta dell’opera e che Calzolari stesso definisce una “attivazione dello spazio”, secondo un metodo di lavoro tipico della sua produzione successiva: gli “atti di passione”. Tra il 1967, anno in cui si trasferisce a Urbino, e il 1971 Calzolari si muove tra Parigi, New York e Berlino e porta a maturazione il suo progetto artistico, stabilendo i parametri del suo vocabolario plastico. In questo periodo Calzolari è legato al movimento dell’Arte Povera e il suo scritto “La casa ideale” (1968) viene da alcuni considerato uno degli enunciati essenziali di questo movimento. Sono gli anni in cui realizza una serie di opere con materiali ed elementi naturali come metalli, vegetali, minerali, fuoco e ghiaccio. Le strutture ghiaccianti di Calzolari sono opere sulle cui superfici, con il passare del tempo, si forma una leggera brina, indice del processo di trasformazione alchemica della materia. In tutti questi lavori l’oggetto subisce e produce una metamorfosi che diventa elemento centrale di un sogno, un mistero, un dramma, e conferisce all’insieme una dimensione teatrale. A partire dal 1972, l’artista si concentra sullo studio della pittura in modo profondamente anticonvenzionale giustapponendo segni pittorici a oggetti reali, come piccole barche di carta o trenini in movimento lungo percorsi ripetuti all’infinito. In queste opere preferisce utilizzare nuovi “supporti” come la flanella o fogli di cartone incollati sulla tela. La sua pittura rimane comunque legata spesso al coinvolgimento fisico delle persone. Dal 1973 si muove tra Bologna, Parigi e Milano, dove si stabilisce per otto anni continuando la ricerca parallela tra pittura, scultura e performance. Si sposta poi a Torino e realizza alla galleria Tucci Russo installazioni composte da pitture di grande formato e performance. Intorno al 1982 lascia Torino per Vienna, dove torna a concentrarsi soprattutto sulla pittura e nel 1984 decide di tornare nel Montefeltro. Nell’arco di questa nuova permanenza nell’urbinate, Calzolari è invitato a partecipare a molteplici residenze all’estero, in particolare in Francia (La Ferme du Buisson, Domaine de Kerguéhennec, Atelier Calder, Le Fresnoy), durante le quali lavora nell’ambito della danza, interessandosi allo studio dei rapporti tra spazio, corpo e tempo, e dando così nuovo sviluppo al suo lavoro performativo. Negli anni 1978, 1980 e 1990 partecipa alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Nel 1992 prende parte a Documenta IX a Kassel. Diverse le personali ospitate in spazi espositivi come:  la Galleria Nazionale dello Jeu de Paume di Parigi (1994), il Castello di Rivoli di Torino (1994), la Galleria d’arte moderna, Villa delle Rose di Bologna (1999), la Galerie de France di Parigi (2001), Studio la Città di Verona (2002 e 2016), il Museo di Arte Contemporanea di Nizza (2003), la Galleria Il Ponte di Roma (2007-2008), la Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale di Arte Moderna di Venezia (2011), la Marianne Boesky Gallery di New York (2012), il White Cube di Londra (2018) e il Museo MADRE di Napoli (2019).  Attualmente vice e lavora a Fossombrone. E' Accademico Nazionale di San Luca dal 2009.

 

L'Accademia è strutturata nelle tre classi di pittura, scultura e architettura, equamente rappresentate nei raggruppamenti degli Accademici Nazionali e Stranieri.
I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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