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CARLO MELOGRANI

Architetto, accademico dal 1981

Nasce  a Roma nel 1924, dove si laurea nel 1950. Arruolatosi nel 1945 nel ricostituito esercito italiano come soldato  semplice, viene decorato sul campo con croce di guerra al valor militare. Membro del consiglio studentesco di facoltà dal 1945 al 1949. Rappresentante dei soci aderenti nel consiglio direttivo dell'Istituto Nazionale di Urbanistica dal 1952 al 1956. Nel 1959 è libero docente in urbanistica; diviene professore incaricato nella facoltà di Architettura di Palermo dal 1969 al 1971, poi nella facoltà dell'Università di Roma 'La Sapienza'.  Professore ordinario di Progettazione architettonica dal 1976, nel 1992 diviene preside della fa­coltà di Architettura del nuovo ateneo di `Roma Tre' dove conclude la sua attività di docente nel 1997. Dal 1960 al 1966 è stato consigliere comunale in Campidoglio. Nella sua attività progettuale si è occupato di interventi pubblici per l'edilizia residenziale economica e per servizi collettivi, in particolare scolastici. Dal 1961 al 1971 si associa con Leonardo Benevolo e Tommaso Giu­ra Longo, ai quali, a metà degli anni Sessanta, si aggiunge Maria Letizia Martines.  Nel 1981 costituisce lo studio `P + R progetti e ricerche di architettura', al quale la rivista « Parametro » dedica gran parte del numero del novembre-dicembre1989. I componenti dello studio redigono due numeri monografici della rivista «Edilizia popolare», dedicati alle  case con percorso pensile (luglio-agosto 1979) e alle case basse ad alta densità (novembre-dicembre 1980). Dalla metà degli anni Novanta lavora con  Gio­vanni Fumagalli, Franco Masotti e Giuseppe Serrao. Con Fumagalli e Masotti svolge per conto della Regione Toscana ricerche finalizzate allo studio di prototipi di centri per l'impiego, per  risorse educative e didattiche, di servizi per la prima infanzia e di 'infor­ma giovani', i cui risultati sono pubblicati  in specifiche guide progettuali. Esegue studi e progetti per interventi di  recupero di numerosi quartieri e centri storici, tra i quali: “Case popolari per un intervento di recupero nel quartiere di Testaccio Roma”; “Sistemazione dell'area del Mausoleo di Lucilio Peto a Roma”;  "Sistemazione degli Archi neroniani dell'acquedotto Claudio”; “ Interventi di recupero nel centro storico di Trento”; “Parco archeologico e naturalistico del Porto di Traiano a Fiumicino”, e molti altri. Partecipa  a importanti concorsi  ottenendo riconoscimenti. Come urbanista collabora con i  gruppi di lavoro per la redazione dei piani di Cecina,  per i comuni della provincia di Livorno,  di Vigno e del Modenese. Coordina la redazione del piano regolatore di Ferrara, dei piani di Piombino e della Val di Cornia. Riceve la medaglia d'oro dei benemeriti della scienza e della cultura e, nel  2005, il Premio Presidente della Repubblica per l’Architettura. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1981. Ha pubblicato note, articoli, saggi – circa centosettanta – in riviste specia­lizzate («Casabella», «Domus», «Spazio e società», «Rassegna di architet­tura e urbanistica», «Città e società», «Edilizia popolare», ecc.), in riviste di varia umanità («Società», «Ulisse», «Il contemporaneo», ecc.) e in setti­manali e quotidiani («Rinascita», «l'Unità», «La Repubblica», ecc.).

 

 

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I novanta Accademici Nazionali sono eletti fra i pittori, gli scultori e gli architetti italiani.
I trenta Accademici Stranieri sono eletti fra gli artisti e gli architetti ovunque residenti. Alle tre classi si aggiungono quelle dei Cultori e dei Benemeriti. I trentasei Accademici Cultori sono eletti fra gli studiosi dell'arte e dell’architettura di ogni nazionalità, venuti in particolare fama.
I ventiquattro Accademici Benemeriti sono eletti fra le persone di ogni nazionalità, che si sono eccezionalmente distinte verso le arti e verso l'Accademia.
Complessivamente gli Accademici sono centottanta. La massima carica dell'Accademia, da sempre assegnata a rotazione a un esponente di ciascuna delle arti, fino agli statuti approvati nel 1812 era rappresentata da un Principe, affiancato nella sua attività istituzionale da due Consoli. L'ultimo Principe fu Antonio Canova. Dopo di lui, la carica fu modificata in Presidente.

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