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Luca Cambiaso
Pittore
sec. XVII
Autore: Luca Cambiaso
Tecnica: olio su tela con preparazione di colore marrone chiaro
Dimensioni: cm 62x5x80x7

Inv. 614

 

Descrizione estesa dell'opera

Questo ritratto di Luca Cambiaso è citato per la prima volta, tra i possedimenti dell'Accademia Nazionale di San Luca, nell'inventario del 21 settembre 1656, al n. 17 fra G. Parasole e M. Freminet. Non se ne hanno notizie precedenti e non è possibile stabilire la data d'ingresso del dipinto in Accademia, sua sede certa dal 1656 ad oggi. Ancora più incerta è la data di esecuzione, che può essere ipotizzata in base a confronti stilistici e notizie storiche relative ad almeno altri due ritratti noti del pittore genovese, dai quali la tela romana sembra dipendere. Il primo è l'Autoritratto di Luca Cambiaso in atto di dipingere il padre, conservato a Genova (Musei di Strada Nuova-Palazzo Bianco), riconosciuto come autografo dalla metà dell'800 e datato agli anni '70 del 500. L'artista si rappresenta poco più che quarantenne, mentre ritrae il padre Giovanni, morto nel 1579, in età avanzata. Il dipinto si trova nel 1846 nella quadreria di Palazzo Spinola, da dove passa in deposito temporaneo nella Galleria di Palazzo Bianco. Nel XX secolo è documentato in Collezione Guala, mentre nel 2003 si trova a Parigi. Giunge presso la sede attuale nel 2004. Più antiche sono le notizie riguardanti il secondo ritratto, replica fedele del primo, acquistato nel 1675 a Genova da Bolognetti per Leopoldo de' Medici e conservato agli Uffizi dal 1672. Riconosciuto come copia del ritratto Spinola, ha permesso di ricostruire le vicende precedenti anche della tela genovese. Un “ritratto del Cangiaso di sua mano” è citato in carte della Coll. Doria anteriori al 1621, forse ispiratore del sonetto del marino Luca, Luce dell'Arte. Nel 1674 si trova in casa del mercante genovese Micone, il cui inventario descrive due “Autoritratti” di Cambiaso, di cui uno solo originale. Nel marzo 1675 la replica passa al card. Leopoldo de' Medici. Ancora nel 1674 il Soprani, a conclusione della biografia di Giovanni Cambiaso, ricorda di averne visto il ritratto eseguito dal figlio, ma non è chiaro di quale dei due si tratti. L'originale è citato come “ritratto di Cambiaggio” in casa di F. Spinola nel 1688. Le fonti, tuttavia, non precisano se siano ritratti autonomi o doppi. La differenza fondamentale del dipinto romano, rispetto ai due autoritratti, è appunto data dal presentare il solo Luca. Il pittore compare di profilo, col capo volto a sinistra, come se il particolare del lato destro del doppio ritratto fosse stato tagliato e reso autonomo. Identici sono la posa, i tratti somatici, l'abbigliamento, i colori. Sulla sinistra il braccio, che negli altri dipinti regge il pennello, è interrotto, ma si intuisce dalla torsione delle spalle che il pittore è di profilo perché impegnato nel dipingere e non per essere ritratto. La qualifica di pittore, tuttavia, è ora affidata al solo cartiglio dipinto verso il 1672, mentre negli altri due dipinti sono presenti il cavalletto (agli Uffizi) e modelli plastici (a Genova), per presentarsi anche come scultore. In questa veste è stato riconosciuto in una tela della Coll. Mayer a Mexico City, ma l'attribuzione è ancora discussa. Nel contesto dell'Accademia romana Luca si inserisce come pittore e subisce l'adeguamento sintattico-compositivo voluto negli anni 1672-1678 da Errar e Zuccari, in occasione della quale la galleria ideale di artisti da 'Cimabue in qua' viene uniformata dipingendo una cornice ovale, dotata di cartiglio identificativo, colmando le eventuali lacune. Data la presenza del ritratto nel 1656, è difficile pensare che si tratti di replica dall'esemplare fiorentino, allora ancora a Genova, inquadrabile nell'operazione ideologica della galleria vasariana. Il particolare del doppio ritratto, dunque, può essere diventato autonomo anche a partire dall'originale, per ragioni che non è dato individuare. L'esistenza del ritratto indipendentemente dalle esigenze delle gallerie di celebri artisti sia a Firenze, che a Roma rende plausibile l'autografia dell'opera, per quanto nulla valga a provarla. Si tramanda che, rimuovendo la tela dalla tavola su cui era inchiodata, sul verso fosse scritto “Do Da Bernardo Ca // all'Acc.” La nota è stata interpretata come ricordo del dono del dipinto da parte di Bernardo Castello (1557-1629), allievo del Cambiaso e di A. Semino, attivo a Roma nel 1604. In questa circostanza il ritratto può essere entrato in Accademia, ma l'indicazione rimane non verificabile. La produzione di Castello successiva al viaggio romano, del resto, testimonia una forte influenza di Zuccari e dei dettami accademici, rendendo probabile un omaggio del genovese all'Accademia attraverso il ritratto del suo maestro. Certo, nulla vieta che la tela sia giunta a Roma in precedenza, in occasione dei soggiorni del Cambiaso del 1575 e 1583: all'Accademia può essere pervenuta in un secondo tempo. In assenza di prove negative, tuttavia, l'ipotesi di Incisa rimane plausibile. Certamente non si tratta di copia eseguita dal Castello, il cui stile non è confrontabile con quello del dipinto e dipende più dal Semino che dal Cambiaso. La cultura stilistica esibita dal ritratto, infatti, si inserisce perfettamente nella produzione cambiasesca degli anni '70. L'unico dettaglio capace di sollevare perplessità è la cromia dominante del dipinto, offuscata e spenta rispetto agli esemplari genovese e fiorentino. Del resto, il mediocre stato di conservazione, soprattutto per l'ingiallimento della vernice e la sedimentazione di polvere, non legittima confronti stilistici fondati. Ci limitiamo a constatare la contiguità figurativa dei tre ritratti, che rasenta la sovrapponibilità, unita al ricordo della nota lacunosa vergata sulla tela. Il ritratto romano, inoltre, a riprova della dipendenza dai doppi ritratti, risulta pressoché ignorato dalla critica nello studio del percorso stilistico del Cambiaso, non aggiungendo per ora nulla di significativo rispetto agli esemplari più celebri e documentati.

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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