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L’Archeologo
1749
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 123 x 91

inv. 335

Note:

Il dipinto è il pendant dell’altro ovale comunemente intitolato Predica di un apostolo, entrambi eseguiti da Giovanni Paolo Pannini nel 1749 (come dimostra l’iscrizione sul masso in basso a sinistra). Le due tele entrano nelle raccolte accademiche tramite il lascito di Fabio Rosa, nel 1753, quando Pannini è membro trentennale dell’Accademia, di cui assumerà la guida nell’anno successivo. La presenza delle due opere in questo nucleo attesta la fortuna di Pannini nel collezionismo privato.
Nell’opera sono raffigurati quattro personaggi, collocati in un paesaggio dominato da vestigia dell’antichità classica, intenti ad ammirare ed esaminare un marmo antico, il cui modello è dichiaratamente il rilievo raffigurante il Trionfo di Tito, ancora oggi conservato nel fornice dell’arco dedicato all’imperatore nel Foro Romano. Tre delle figure sono in ascolto, la quarta è quella interpretata come l’archeologo colto che istruisce i compagni. La scena ritrae dunque un momento emblematico di quel collezionismo vorace che caratterizza l’epoca del Gran Tour, di cui Pannini è un fondamentale interprete. Abile pittore di architetture e copista dall’antico, l’artista inserisce altri riferimenti a monumenti reali: il tempio circolare sullo sfondo richiama il tempio della Sibilla a Tivoli, mentre il vaso che spicca a sinistra, posato sul gradino di un podio, è modellato sul celebre Vaso Medici.
La composizione dà prova, dunque, della straordinaria capacità di Pannini di rielaborare e comporre quelli che erano i repertori della cultura antiquaria settecentesca. [S.V.]

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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