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Marina
1753 (ante)
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 88,5 x 123,5

Inv. 415

Note:

Il dipinto entra nelle collezioni accademiche attraverso il lascito del collezionista Fabio Rosa, nel 1753, anno che va assunto dunque come termine ante quem per l’esecuzione. Nell’inventario stilato in quell’occasione l’opera è attribuita ad uno “scolaro di Monsù Vernet”, senza altra indicazione. Nel corso del Novecento diverse sono state le proposte attributive per l’opera, assegnata ad Adrien Manglard, allo stesso Vernet e infine da Stefano Susinno a Carlo Bonavia, discepolo italiano di Vernet attivo a Napoli tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta del Settecento, verosimilmente di origine romana. Se quest’ultima attribuzione venisse confermata, si tratterebbe dell’unica opera romana certa di Bonavia, che testimonierebbe inoltre una vicinanza dell’artista a Vernet prima dello spostamento a Napoli. Il dipinto ritrae una scena di marina, caratterizzata dalla presenza di ruderi nella parte destra e popolata da figure colte nello svolgimento di azioni quotidiane. Lo schema compositivo del dipinto, la brillantezza delle tinte, così come la gamma cromatica utilizzata rimandano certamente all’esempio di Vernet, all’interno della cui cerchia andrebbe comunque individuato l’autore.
La presenza del dipinto nella collezione Rosa testimonia la fortuna di questo tipo di produzione anche in relazione a figure ritenute minori rispetto ai grandi rappresentanti della pittura di paesaggio della tradizione francese. [S.V.]

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Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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