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Miracolo di Bolsena
sec. XVIII
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 36 x 48

Inv. 0087

 

Il dipinto è un bozzetto di una tela realizzata da Trevisani per la cappella del Miracolo nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena. Sia la cappella - costruita tra il 1693 ed il 1699 - che la tela, sono state realizzate per commemorare il miracolo avvenuto nel 1263 in quella chiesa. Un prete boemo che dubitava del miracolo della transustansazione, mentre celebrava messa, vide fuoriuscire del sangue dall'ostia consacrata. L'opera dell'Accademia, se confrontata con la tela di Bolsena, mostra una quasi totale assenza di variazioni. Tale circostanza può essere letta come indice della funzione svolta dal bozzetto, presentata probabilmente al committente come modello. Spetta ad Andrea Adami, al servizio del Cardinale Ottoboni, il ruolo di mediatore per l'assegnazione della commissione al Trevisani. È stato ipotizzato che il bozzetto dell'Accademia possa identificarsi con la tela dal medesimo soggetto che il Pascoli ricorda nella collezione Ottoboni.
L'opera entrò a far parte delle collezioni accademiche a seguito del lascito di Fabio Rosa, computista dei Sacri Palazzi e figlio del pittore accademico Francesco Rosa, lascito consistente in centottantatre quadri che aveva collezionato nel corso della vita.
(Paola Picardi
)

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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