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Vincenzo Pacetti
Scultore
sec. XVIII (seconda metà)
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 50 x 66,5

Inv. 248

 

Descrizione estesa dell'opera

Al principio degli anni novanta, Anton von Maron (1733-1808) dipinge una serie di ritratti raffiguranti eminenti personaggi della Roma contemporanea. Il presente Ritratto rappresenta lo scultore Vincenzo Pacetti, a mezzobusto. La fisicità del corpo si staglia contro il fondo omogeneo avanzando così verso l'osservatore. Il volto è stato ringiovanito ed appare come l'autore doveva averlo visto molti anni prima. Mancano attributi o qualunque riferimento alla professione esercitata. Pacetti non ha bisogno di scalpello, modelli o una scultura accanto che dicano al riguardante i suoi meriti. Lo sguardo fiero, le labbra chiuse, il naso aquilino e la fronte ampia sono l'espressione di un carattere volitivo. All'irruenza del personaggio Maron fa da sostegno, facendogli indossare una giacca rosso acceso ed un gilet dorato che accendono la persona di una grande energia. Pacetti non è però soltanto l'uomo potente, il gentiluomo in giacca e parrucca; è anche l'artista il cui nome non ha bisogno di essere divulgato. Come per tutti gli altri ritratti che Maron esegue in questi anni, la persona basta a sé stessa. In un ambiente familiare, dove l'artista è celebre non servono strumenti che ne pubblicizzino il nome. Sui meriti artistici del Pacetti fanno fede i ripetuti premi ricevuti dall'Accademia di San Luca (1762; 1766; 1768; 1773) e la bellezza delle opere eseguite; Achille e Pentesilea (Roma, Accademia di San Luca), i bassorilievi per la Stanza di Paride a Villa Pinciana, la Ninfa per il Giardino del Lago a Villa Borghese ed il monumento funebre di Anton Raphael Mengs (Roma, Santi Michele e Magno, tutti in situ), che mostrano un conoscitore della scultura antica e moderna, capace di perfette creazioni in stile. Il Ritratto dipinto da Maron è un'immagine vera dell'uomo, illuminante come una delle pagine del diario da lui redatto ("Giornale riguardante li principali affari del suo studio di scultura incominciato dall'anno 1773 fino all'anno 1803", Roma, Biblioteca Alessandrina).

(Antonello Cesareo)

 

Note:

 

 

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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