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La fuga della Vergine Clelia
CONCORSO BALESTRA 1786
1786
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 70 x 98

Titolo descrittivo: La fuga della Vergine Clelia con le altre donzelle sue compagne dal Campo di Porsenna a quello de Romani

Inv. 0241

Note:

Avviato dai genitori all’arte orafa, il palermitano Francesco Manno preferì dedicarsi alla pittura, trasferendosi a Roma verso il 1786. Nella città pontificia frequentò lo studio di Pompeo Batoni e quindi la scuola di Francisco Preziado. Oltre a una intensa carriera pittorica – ottenne nel 1800 da Pio VII la nomina di pittore dei Sacri Palazzi –, operò anche come architetto (ricostruzione della chiesa di Santa Maria d’Itria o di Costantinopoli; tribuna di San Bartolomeo all’isola). Proposto accademico nel 1805, venne ammesso l’anno successivo. Nell’istituzione rivestì diversi incarichi, dapprima come revisore della chiesa di San Luca, nel 1820, quindi come custode della
Galleria nel 1821, anno in cui venne anche proposto come professore di pittura e di disegno. Clelia passa il Tevere è il saggio pittorico presentato da Manno al Concorso Balestra del 1786, al quale l’artista aggiunse altre due prove non richieste “fatte con merito”. Il tema è tratto dalla Prima Decade di Tito Livio: la giovane eroina romana è rappresentata mentre, a cavallo, risale la sponda del Tevere per ricongiungersi alla sua gente. Sulla riva opposta del fiume è l’accampamento etrusco del re Porsenna. La prova rivela sia l’educazione meridionale del pittore, in primo luogo l’esempio di Sebastiano Conca, sia il suo aggiornamento a Roma principalmente su Pompeo Batoni. Pur essendo Manno l’unico concorrente, la commissione decise di assegnare ugualmente il premio sia per la qualità dell’opera sia “per animare la Gioventù a concorrere una altra volta in maggior numero”. (V. R.)

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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