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Domenico De Angelis
Autoritratto
1790 ca.
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 49 x 65

Inv. 0569

 

Il pittore Domenico de Angelis (1735-1804) si ritrae qui a mezzobusto, con lo sguardo sull'osservatore, mentre si accinge a disegnare, con indosso una giacca grigia a righe nere, bordata di marrone, con il ricamo della camicia in bella vista sul davanti. La semplicità della scena, senza retorica, privilegia l'interiorità dell'effigiato, pervaso da un aggraziato sentimentalismo, in linea con il gusto dei contemporanei ritratti inglesi. La mano destra, che tiene in vista la matita, allude all'importanza del disegno come momento essenziale del fare artistico, suggerendo al tempo stesso la ragione dell'alta considerazione di cui gode il pittore, depositario di tale conoscenza. Nella mano sinistra è visibile la lunga bacchetta, usata per appoggiarsi, chiaro riferimento all'attività pittorica. L'autoritratto, eseguito intorno al 1790 (datato in basso a destra), semplificazione del più grande e solenne quadro a figura intera, donato agli Uffizi nel 1789 (cm 127 x 96,8), costituisce la celebrazione dell'artista. La semplicità dell'abbigliamento lascia che l'osservatore si concentri per intero sull'intensa spiritualità del personaggio, immortalatosi all'opera, come detentore di una capacità inventiva che ne costituisce il merito principale e la ragione dell'elevata condizione sociale. Sui suoi meriti scrive l'amico e collega Giovan Battista Ponfreni: "Né ometterò il Sig. Domenico de Angelis, il quale finchè visse quel grand'uomo (Marco Benefial, suo maestro), succhiò da esso i veri precetti dell'arte con molto profitto e con dare non poca speranza di sempre più avanzarsi" (Gio. Batista Ponfredi al signor conte Nicola Soderini, Roma 22 luglio 1764).

Antonello Cesareo

Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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