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Busto di Giovanni Battista Piranesi
Tecnica: marmo
Dimensioni: cm 60 x 30 x 23

Inv. 73

Note:
Fu ritenuto per lungo tempo opera di Giuseppe Angelini, autore del monumento funebre di Giovanni Battista Piranesi in Santa Maria del Priorato, mentre è oggi attribuito unanimemente allo scultore inglese Joseph Nollekens (E. Wilton). Questi fu attivo a Roma e nell’Accademia di San Luca dal 1763, anno in cui vinse il concorso della Scuola del Nudo in Campidoglio, rimanendo nell’Urbe fino al 1770. Nel 1768, insieme a Vincenzo Pacetti, Stefano D’Antonio e Vincenzo Mazzetti partecipò al concorso Balestra, bandito per la prima volta, ma i gruppi presentati non furono ritenuti “degni di lode” e i partecipanti furono comunque premiati con la medaglia d’oro per incoraggiamento. In quegli anni Nollekens si andava distinguendo a Roma e sul mercato artistico come uno tra i più abili ritrattisti.
I giudizi dell’epoca sul busto non furono tutti positivi. Molto severo quello di Gian Ludovico Bianconi, che non riconosceva nell’opera i lineamenti del grande architetto: “Se la posterità crederà vedere la sua figura […] s’ingannerà, perché non gli somiglia punto”.
Il genere del busto ritratto ebbe una grande fortuna negli anni Settanta e Ottanta del XVIII secolo e quello di Piranesi ne rappresenta un precoce esempio, che unisce a un impianto classico l’indagine psicologica contemporanea. Il ritratto fu probabilmente eseguito dall’artista inglese come dono dell’architetto, nel 1761, alla prestigiosa istituzione romana in occasione della sua elezione quale membro di merito. Si può ipotizzare che Piranesi preferisse farsi effigiare con il linguaggio della scultura piuttosto che con quello della pittura, perché più congeniale alla sua attività di architetto e investigatore dell’antico. [V.R.]
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Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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