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Meleagro e il cervo
Autore: John Gibson
Tecnica: gesso

Inv. 0117

 

Descrizione | storia

Lo scultore inglese, dopo un soggiorno londinese, giunse a Roma nel 1817, città in cui venne accolto da Canova nell'Accademia di Palazzo Venezia, nel suo studio e nell'Accademia di San Luca dove, successivamente, il 26 dicembre 1829, venne nominato accademico di merito straniero e, nel marzo del 1831, accademico di merito residente. I rapporti con l'Accademia di San Luca rimasero costanti negli anni, tanto che Gibson, prima di morire, le lasciò un legato affidato nelle mani del suo amico pittore Williams Penry (autore, tra l'altro, del ritratto dello scultore che venne donato in Accademia nel 1847). E' l'amico a comunicare all'Accademia, dopo la morte di Gibson, che lo scultore le lasciava in dono un gesso rappresentante un Cacciatore, opera che fu esposta nella galleria accademica "insieme ad un altro dell'insigne autore". Nell'inventario della galleria del 1882 il gesso del Meleagro viene ricordato come esposto tra le opere donate dagli autori. Non è chiaro, però, se l'opera qui esaminata, possa identificarsi con quella che era già presente in accademia prima dell'esecuzione del lascito e che possa, quindi, trattarsi, eventualmente, anche del dono d'ingresso dello scultore inglese in seno all'istituzione romana. La compostezza classica del corpo perfettamente levigato di Meleagro - in contrasto con la rugosa superficie del pelo del cervo e delle rocce sottostanti - corrisponde al modello di scultura ideale perseguita da Gibson (sulla scorta degli insegnamenti di Canova e poi, dopo la sua morte, di Thorvaldsen) fondata sull'imitazione della natura e dell'antico.
(Paola Picardi)
 
 
Bibliografia:
Guida per visitare la Galleria e le sale della insigne Accademia Romana di Belle Arti denominata di San Luca, Roma, coi tipo di Mario Armanni Orfanotrofio Comunale alle Terme, 1882, p. 25;
F. Ceccopieri Baruffi, Il soggiorno romano di John Gibson e i suoi rapporti artistici con Vincenzo Camuccini, in "Strenna dei romanisti", 54, 1993, pp. 67-71;
M. Greenwood, s.v. John Gibson, in The Dictionary of Art, edited by Jane Turner, vol. 12, New York 1996, pp. 597-599;
S. Grandesso, E. Karčeva, scheda Amore pastore, in Canova alla corte degli Zar. Capolavori dell'Ermitage di San Pietroburgo, catalogo della mostra (Milano, Palazzo Reale, 23 febbraio-2 giugno 2008), a cura di S. Andersov, F. Mazzocca, Bergamo 2008, p. 156.
 
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Collezioni Online

Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono di natura non omogenea per tipologia e provenienza delle opere che le compongono. Si tratta di pezzi di notevole interesse storico ed artistico, databili fra il XV ed il XX secolo. Il gruppo più numeroso, però, risale principalmente al XVII e XVIII secolo. Le raccolte accademiche sono costituite da più di mille dipinti e da trecento sculture, da circa cinquemilacinquecento disegni e da una collezione di stampe e di medaglie. Il numero di opere conservate oggi in Palazzo Carpegna non comprende, però, la totalità dei pezzi che nel corso dei secoli sono venuti a far parte del patrimonio accademico il quale, negli anni, è stato in parte perduto o comunque disperso.
Il carattere eterogeneo delle collezioni dell'Accademia è dovuto principalmente al fatto che esse si sono costituite attraverso il tempo non secondo un disegno preordinato, ma con doni o lasciti di accademici o di collezionisti privati, con opere provenienti dai concorsi banditi dall'Accademia od utilizzate a fini didattici e con un gruppo di quadri provenienti dalla Pinacoteca Capitolina.
A partire dai più antichi statuti del Sodalizio, infatti, si prescriveva che ogni accademico al momento della nomina lasciasse in dono nelle raccolte accademiche un saggio della propria arte ("pièce de réception", dono d'ingresso). Era poi richiesto ad ogni accademico di mandare in dono un proprio ritratto. Si creò, quindi, in tal modo, fin dal Seicento, una galleria che prese forma più concreta nel corso del Settecento.
Tra le opere più importanti conservate nelle collezioni accademiche si può ricordare, ad esempio, un affresco staccato rappresentante un Putto, attribuito a Raffaello, al quale è anche tradizionalmente assegnata la tela del San Luca che dipinge la Madonna; l'Annuncio ai pastori di Jacopo Bassano; la Vergine ed angeli di Van Dyck; le Ninfe che coronano l'Abbondanza di Rubens; la Giuditta e Oloferne di Piazzetta; l'autoritratto di Federico Zuccari; il ritratto di Pietro Bernini attribuito al figlio Gian Lorenzo; le sculture di Algardi, Bracci, Le Gros.
Le collezioni dell'Accademia di San Luca sono esposte, in parte, nella Galleria, al terzo ed ultimo piano della sua attuale sede a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano. Il resto delle opere è collocato nei depositi situati in alcuni spazi al piano terreno e negli ambienti lungo la rampa elicoidale.

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