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Scenografia teatrale
Tecnica: olio su tela
Dimensioni: cm 64,7 x 47,4

inv. 316

Note:

Canaletto, considerato uno dei più celebri disegnatori e vedutisti del suo tempo, nacque a Venezia da una famiglia borghese e compì il suo apprendistato nell’atelier del padre, dedicandosi in particolare alla realizzazione di scenografie teatrali. Tra il 1718 e il 1720 giunse a Roma dove, secondo Zanetti, “si diede a dipingere vedute dal naturale”. La sua produzione testimonia la conoscenza della pittura di rovine, dei bamboccianti e dei vedutisti contemporanei come van Wittel nonché di Pannini. Fu molto apprezzato dai collezionisti italiani e stranieri, soprattutto inglesi, grazie all’appoggio di Joseph Smith e al suo viaggio in Inghilterra intorno alla metà del secolo.
Il “capriccio”, o forse un primo studio per una scenografia teatrale, evoca un Campidoglio fantastico, che si scorge attraverso una loggia a quattro archi, inquadrata da colonne corinzie e vivacizzata da elementi dorati e statue. Fulcro della composizione in cima alla scalinata è un monumento equestre che richiama quello di Marcaurelio, inserito sotto un arco trionfale. L’opera potrebbe essere stata eseguita subito dopo il soggiorno romano di Canaletto, poiché esibisce un vero e proprio repertorio di vestigia antiche.
L’attribuzione a Canaletto è stata ampiamente discussa dagli studiosi. Il dipinto entrò in Accademia col nome di Canaletto, attraverso il lascito del pittore Domenico Pellegrini (1840). Aristide Sartorio viceversa lo riconobbe di mano del pittore bolognese Vittorio Bigari, mentre Maurizio Calvesi avanzò l’ipotesi che possa trattarsi di un esempio degli anni di formazione di Giovanni Battista Piranesi. Stefano Susinno infine vi riconobbe il tratto di Canaletto, pur considerandolo un unicum, in base alla grafia, ai punti di luce e alle analogie con un “Capriccio” conservato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia e con un secondo dipinto, delle stesse misure, conservato a Colonia. [V. R.]

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GALLERIA ACCADEMICA

Nella Galleria - situata al terzo e ultimo piano di palazzo Carpegna - è esposta una parte delle collezioni accademiche.
Altre opere sono collocate nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, come anche nella Biblioteca Accademica, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano.
La parte restante delle collezioni è conservata in depositi situati al piano terreno o lungo la rampa elicoidale.

Nell'ottobre 2010 la Galleria, rinnovata  secondo un progetto museologico espositivo elaborato da Angela Cipriani, Marisa Dalai Emiliani, Pia Vivarelli (scomparsa nel 2008) in quanto Sovrintendenti alla Galleria e alle Collezioni Accademiche, ha riaperto al pubblico nella quasi totalità delle sue sale.
Il nuovo allestimento è stato progettato, in collaborazione con l'Accademico architetto Francesco Cellini, seguendo i criteri più aggiornati, utilizzando cioè il medesimo ordine espositivo per restituire con immediatezza ed efficacia l'idea stessa di Accademia nel corso dei secoli.
Ai restauri delle opere di pittura e scultura, resi necessari dal lungo passato periodo di immagazzinamento delle opere, affidato alla cura di Fabio Porzio, è stato affiancato l'ormai consueto laboratorio di ricerca sulle metodiche del restauro, diretto sempre da Fabio Porzio, particolarmente interessante per la varietà dei materiali e quindi della ricchezza delle relative problematiche. Si è inoltre proceduto a una rilettura dei documenti d'archivio, al fine di ricostruire la consistenza storica e attuale delle collezioni accademiche.

 

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