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Le sale espositive

Le raccolte della Galleria dell’Accademia di San Luca riflettono quasi cinque secoli di storia dell’istituzione – tra le più antiche d’Europa – con una documentazione particolarmente ricca della sua attività più rilevante e costante nel tempo: la formazione di pittori, scultori e architetti, che ha avuto nell’esercizio del disegno il suo principale fondamento. Di qui la decisione di privilegiare nell’attuale ordinamento delle sale le testimonianze dell’impegno didattico che ha legato gli accademici professori e i rispettivi allievi, a loro volta non di rado destinati a dedicarsi all’insegnamento in parallelo con la propria attività artistica più rinomata.

Nella Sala della Didattica Accademica, che apre il percorso, sotto lo sguardo dei maestri che sembrano osservare dalla parete riservata ai ritratti, è esposta una selezione delle numerosissime prove, di artisti noti e meno noti, che ancora si conservano in Accademia e che furono di anno in anno presentate e premiate in occasione della pubblica cerimonia conclusiva dei Concorsi accademici in Campidoglio, tra XVIII e XIX secolo.

Nelle collezioni storiche dell’Accademia di San Luca non è rimasta soltanto traccia delle numerosissime prove degli allievi, sia grafiche che pittoriche e plastiche, prodotte lungo i secoli nel solco della tradizione accademica, ma è conservata anche la memoria visiva, affidata a tavole e fogli autografi, dei metodi d’insegnamento e della strumentazione didattica predisposta dai professori delle diverse e specifiche discipline. Tra queste, un ruolo cardine per le tre arti fu riconosciuto fin dalle origini dell’istituzione alla Prospettiva, all’Anatomia e al sistema degli Ordini architettonici. I materiali grafici esposti nel Gabinetto dei Disegni esemplificano questi aspetti fondamentali della formazione degli artisti attraverso la scelta di tre serie di tavole, risalenti tutte alla seconda metà del XVII secolo. Un altro gruppo di disegni di architettura, spettacolari sotto il profilo progettuale ma anche delle tecniche di rappresentazione grafica, documenta la prassi del dono d’ingresso all’istituzione, a norma di statuto, da parte dei neo-eletti accademici.

Nella rinnovata Sala dei Gessi sono esposti, dopo un accurato restauro, exempla di una delle collezioni più rappresentative della storia dell’Accademia: la raccolta di gessi originali con sculture, tra gli altri, di Canova, Thorwaldsen, Kessels, Wolff, Tenerani e Zagari, per lo più lasciti o doni di ingresso degli artisti nella prestigiosa istituzione romana. La ricchissima collezione, importante soprattutto per la didattica accademica fondata sull’imitazione, di calchi dalla statuaria antica fu invece, all’atto della separazione della Scuola con la riforma post-unitaria delle Accademie di Belle Arti dei ministri Scialoja e Coppino, nel 1873, destinata alla prosecuzione delle attività formative e quanto ne resta è tuttora conservato nell’istituto di via Ripetta.

Alla metà del Settecento papa Benedetto XIV, con il cardinale Silvio Valenti Gonzaga, Segretario di Stato e ricco collezionista, aveva istituito la “Galleria de’ quadri in Campidoglio”, l’attuale Pinacoteca Capitolina. L’Accademia di San Luca venne fin dall’inizio coinvolta con le vicende di questa nuova raccolta pubblica, non solo perché gli accademici furono di fatto, per tutto il Settecento, i direttori della galleria, ma soprattutto perché era l’Accademia a gestire direttamente la Scuola del Nudo, riservata agli allievi dell’Accademia. Nel marzo 1845 tutte le opere del “Gabinetto riservato” vengono definitivamente donate all’Accademia. Il gruppo era formato da dodici dipinti: undici sono tuttora nella Galleria accademica, mentre di un dipinto con Lot e le figlie assegnato all’epoca a Palma il vecchio si perdono le tracce negli anni successivi. Con l’eccezione dell’Amore e Psiche di Benedetto Luti, acquistato nel 1771, i quadri appartengono al nucleo originario della Pinacoteca Capitolina e provengono dalla collezione Sacchetti, di cui vennero acquisiti per il Campidoglio i quadri migliori nel 1748. Il 12 marzo 1845 il Presidente dell’Accademia, Silvagni, informava il Camerlengo dell’arrivo delle opere, garantendo che i quadri “verranno rigorosamente coperti al pubblico, come ingiunge Vostra Eminenza, affinché la modestia non debba offendersi delle nudità di alcune figure”; in effetti, malgrado queste assicurazioni di Silvagni, dalla Guida della Galleria della insigne e pontificia Accademia di San Luca in Roma del 1864 risulta che diversi dipinti sono esposti.

La raccolta di autoritratti e ritratti di pittori, scultori e architetti è una delle più importanti eredità artistiche conservate presso l’Accademia di San Luca e, nel suo genere, tra le maggiori al mondo. Nel loro complesso i Ritratti degli accademici – di cui si presenta in questo allestimento una selezione di 26 dipinti e un busto, datati tra l’inizio del Seicento e i primi dell’Ottocento – sono raggruppabili in tre categorie principali: i più antichi, non di accademici ma dei predecessori famosi, da Cimabue al secolo XVI, vennero quasi tutti realizzati nel XVII secolo e sono oggi in parte collocati in altre sale dell’Accademia; il nucleo più consistente e di maggior qualità – datato tra la fine del XVII e la seconda metà del XIX secolo – è costituito da numerosi autoritratti donati all’Accademia o da ritratti eseguiti per celebrare i suoi membri postmortem. Una più esigua quantità risale al tardo Ottocento e alla prima metà del Novecento, quando la prassi del dono dell’autoritratto declinò progressivamente. Nel loro insieme i dipinti raggiungono il numero ragguardevole di circa 500, tra ritratti retrospettivi, autoritratti e ritratti di accademici realizzati da altri pittori. La serie delle effigi dei secoli XVII e XVIII che si è voluta privilegiare nel nuovo allestimento corrisponde al periodo in cui la consuetudine del dono dell’effigie per le collezioni accademiche da parte degli artisti fu più costante, producendo eccellenti risultati artistici e contribuendo a costruire una forte immagine d’identità dell’istituzione.

Mentre le prime sale della Galleria mettono in scena i protagonisti della vita plurisecolare dell’Accademia di San Luca – la singolare rassegna degli autoritratti e ritratti degli Accademici pittori, scultori e architetti, ma anche una scelta esemplare di disegni, dipinti, sculture, progetti architettonici degli allievi, in cui si riflette l’originaria missione didattica dell’istituzione – la Sala dei Paesaggi intende testimoniare un’altra vocazione dell’Accademia: quella collezionistica, che si sviluppa sin dagli anni della fondazione e si esplica con due modalità. La prima è rappresentata dai cosiddetti “doni d’ingresso”, che l’istituzione richiede ad ogni artista al momento della cooptazione nel corpo accademico. Si tratta di volta in volta di un’opera ritenuta emblematica dall’autore e in quanto tale sottoposta al vaglio critico dei colleghi, ma anche al giudizio della storia: un indicatore prezioso della cultura e del gusto, individuale e contestuale. Ma il costituirsi nel tempo di un patrimonio artistico imponente per quantità e qualità è il risultato anche di donazioni e lasciti all’Accademia che si vanno moltiplicando soprattutto a partire dal XVIII secolo, da parte di artisti, collezionisti, amatori. È il caso del cospicuo lascito testamentario di un eccentrico personaggio della Roma di primo Settecento, Fabio Rosa, grazie a cui oltre duecento dipinti – in parte successivamente dispersi – furono acquisiti alle raccolte accademiche nel 1753.
La Sala dei Paesaggi, oltre ad alcuni “doni d’ingresso” di notevole significato come quelli di Pietro Francesco Garolli (1682), di Giovanni Paolo Pannini nel 1719 o di John Parker (1756), accoglie ben 25 opere del lascito Rosa, accomunate dall’eccellenza qualitativa e dall’appartenenza a un genere pittorico – il “paesaggio” appunto – estraneo alla tradizione accademica e viceversa al centro delle preferenze collezionistiche generate dal fenomeno del Grand Tour.

GALLERIA ACCADEMICA

Nella Galleria - situata al terzo e ultimo piano di palazzo Carpegna - è esposta una parte delle collezioni accademiche.
Altre opere sono collocate nelle Sale accademiche, negli uffici di Segreteria, nella Sala conferenze, situate al piano nobile, come anche nella Biblioteca Accademica, nella Biblioteca Sarti e nell'Archivio Storico che si trovano al secondo piano.
La parte restante delle collezioni è conservata in depositi situati al piano terreno o lungo la rampa elicoidale.

Nell'ottobre 2010 la Galleria, rinnovata  secondo un progetto museologico espositivo elaborato da Angela Cipriani, Marisa Dalai Emiliani, Pia Vivarelli (scomparsa nel 2008) in quanto Sovrintendenti alla Galleria e alle Collezioni Accademiche, ha riaperto al pubblico nella quasi totalità delle sue sale.
Il nuovo allestimento è stato progettato, in collaborazione con l'Accademico architetto Francesco Cellini, seguendo i criteri più aggiornati, utilizzando cioè il medesimo ordine espositivo per restituire con immediatezza ed efficacia l'idea stessa di Accademia nel corso dei secoli.
Ai restauri delle opere di pittura e scultura, resi necessari dal lungo passato periodo di immagazzinamento delle opere, affidato alla cura di Fabio Porzio, è stato affiancato l'ormai consueto laboratorio di ricerca sulle metodiche del restauro, diretto sempre da Fabio Porzio, particolarmente interessante per la varietà dei materiali e quindi della ricchezza delle relative problematiche. Si è inoltre proceduto a una rilettura dei documenti d'archivio, al fine di ricostruire la consistenza storica e attuale delle collezioni accademiche.

 

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