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News dall'accademia
25/set/2013

Presentazione del volume
Storia della città occidentale

Le origini, Roma, il Medioevo

di Vittorio Franchetti Pardo

 

introduce e coordina
Francesco Moschini
 
intervengono
Franco Cardini, Bruno Toscano, Marco Folin
 
Sarà presente l'autore
 

mercoledì 25 settembre  |  ore 17,30

 

Le origini, Roma, il Medioevo è il primo di tre volumi (di successiva uscita) dell’opera “Storia della città occidentale” edita da Jaca Book. Nel suo insieme l’opera è impostata sul concetto che la città è uno dei modi, il modo urbano, che l’uomo ha, e ha avuto, per appropriarsi dell’uso del suolo finalizzandolo al soddisfacimento dei propri fini insediativi. Ma vi sono, e ve ne sono stati, anche altri modi. Così, a seconda del periodo storico di riferimento e della civiltà di riferimento, il termine “città” ha denotato più forme insediative non sempre uguali tra di loro. I tre volumi dell’opera (i due successivi saranno rispettivamente: Età moderna, Età contemporanea) tendono a delineare sinteticamente il profilo del divenire della “città occidentale” nel corso delle molte e pur differenti aree geostoriche nelle quali essa si è andata precisando e configurando. Intendendosi per “occidente” non un certo e ben definito ambito geografico, né i contesti sociologici suggeriti da quel termine; quanto, piuttosto, i significati, per un certo verso convenzionali e simbolici, ad esso sottesi. Cioè l’insieme delle forme insediative, del pensiero (anche questo latamente inteso), dei modi culturali ed artistici, degli stili di vita, cui oggi alludiamo quando parliamo di “occidente”. Per tale impianto narrativo, l’opera combina dunque tra loro più campi disciplinari: di essi, dunque, trascendendo e meticciando spericolatamente i singoli e specifici ambiti disciplinari. In questo volume l’argomento viene sinteticamente trattato inizialmente prendendo le mosse a partire dal modo con il quale il concetto “città” compare nei testi biblici e nelle leggende mesopotamiche, ma prendendo poi più concretamente in considerazione le modalità con le quali il modo urbano si è manifestato e sviluppato durante più fasi. Per quanto attiene al mondo antico prendendo le mosse dalla comparsa delle nuove civiltà mediterranee (mondo etrusco, punico-cartaginese, grecità, ellenismo, romanità originaria) e proseguendo poi con la romanità repubblicana ed infine con l’impero romano e sua successiva scissione in parte occidentale ed orientale. Per quanto attiene al periodo che per convenzione storiografica occidentale viene definito medioevo, esso viene qui analizzato a partire dal progressivo disfacimento dell’impero romano per giungere fino alla convenzionale data del 1492 assunta come suo termine: ma concentrando la narrazione soprattutto al divenire della città nella parte occidentale dell’ambito europeo (salvo l’introduzione di due parti destinate, quasi “intermezzo teatrale”, l’una al divenire della città nell’Europa orientale retta da Bisanzio, l’altra al precisarsi del sistema urbano islamico ed al suo diffondersi in una parte della penisola iberica, in Sicilia ed in altre isole tirreniche e mediterranee maggiori e minori).  È proprio nella parte finale del volume che compaiono due innovanti scelte storiografiche. Da un lato che al consueto concetto di “crisi della città” relativa alla fase del cosiddetto “alto medioevo” viene qui sostituto il concetto di un sistema “de urbanizzato”: definizione adottata per indicare che, differentemente da prima, nel diffuso sistema insediativo di matrice feudalistica, la città non è più il primario polo di controllo e coordinamento dell’assetto insediativo, ma che, invece, essa ne è soltanto una tra le tante nuove modalità sorte nel corso di quei secoli. Che, cioè, il nuovo assetto non consegue alla “crisi della città”, ma, al contrario, dal precisarsi di un nuovo modo insediativo; del quale, dunque, la città (ciò che ne residuava) è soltanto nel nuovo contesto socioeconomico, politico, religioso, e simbolico, una tra le diversificate forme insediative. Da un altro lato che, in quanto è stato seguito il criterio di periodizzazione storiografica di matrice socioeconomica e politica la convenzionale data del 1492, tutto il rinascimento quattrocentesco italiano (e dunque anche la trattatistica sulla città ideale) rientra in quell’ultima fase del tardo medioevo che Huizinga ha definito «autunno del medioevo». Eccezion fatta, va detto, per i modelli urbani delineati da Leonardo: i quali però, e forse non è un caso, sono stati elaborati tra fine XV secolo ed inizi del XVI.

 

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Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
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