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News dall'accademia
19/set/2013

Presentazione del volume
La Ragazza con il violino
di Giulia Mafai

 

introduce e coordina
Francesco Moschini
 
intervengono
Giuseppe Appella, Franco Marcoaldi, Lea Mattarella
 
Sarà presente l'Autrice
 

giovedì 19 settembre | ore 17,30

 

Appariva diversa già da bambina Antonietta Raphaël, ultima dei dodici figli nati in un ghetto della Lituania di fine Ottocento da mamma Kaja e dal rabbino Simon, lei “bionda, rosea e vivace” fra “quegli ebrei ortodossi, tutti scuri e ingobbiti”. E unica, anticonvenzionale, la ricorda Giulia Mafai, la sua figlia minore (nata dopo Miriam e Simona), oggi nota costumista di cinema e teatro oltre che storica del costume, nel tenero, orgoglioso La ragazza con il violino. Un ritratto al femminile che è un omaggio alla memoria, agli affetti e anche un affresco dell’Italia dal fascismo al dopoguerra, rivisitata attraverso la lente di una famiglia di artisti, costantemente senza soldi, ma con la passione per cultura e libertà. Un romanzo biografico corale, con al centro Antonietta Raphaël, pittrice e scultrice, bizzarra nell’abbigliamento e nel linguaggio, inflessibile nel suo dedicarsi alla scultura, alla pittura, alla musica, legata al suo compagno Mario Mafai da un grande amore, inquieto e contrastato. E una madre eccentrica per le sue figlie. “Mia madre era una strega, ho sempre pensato che lo fosse. Per me anzi era la Regina delle Streghe, la regina delle Baba-Yaga” scrive Giulia, salvo scoprire, anni dopo, che questa diversità, nella lingua dall’accento assurdo, nei giudizi severi e senza appello, nella mancanza di trucco, nel modo curioso e stravagante di vestirsi insieme al suo lavoro di scultrice adatto “a un muratore più che a una donna” apparteneva alla numerosa antica schiera delle Yddish-mama.
All’inizio del secolo da Londra, dove si diploma in pianoforte e violino alla Royal Academy, si trasferisce a Parigi e poi finalmente a Roma dove incontra Mario Mafai e Scipione Bonichi. Si dedica alla pittura e la sua casa diventa (come la definì Roberto Longhi) la “Scuola di via Cavour”. Attraverso la storia della sua famiglia, Giulia Mafai rievoca con una scrittura felicissima un’intera età, vista attraverso gli occhi di una bambina, ragazzina e giovane donna. La storia di Antonietta, Mario e le tre figlie scorre in case di fortuna, prima a Roma poi, con le leggi razziali al riparo a Genova, infine in clandestinità, nella tronfia dimora romana degli Jesi dove, accanto alle divise littorie del defunto padrone di casa, si accumulano i volantini antifascisti dei compagni di lotta. Una storia privata che si intreccia con la storia della nostra cultura tra gli anni Venti e gli anni Settanta, abitata da tanti intellettuali, artisti sempre colti nel privato ma con uno sguardo attento anche alla pittura astratta di Mafai (nel capitolo Guttusiani e Mafaiani). Soprattutto è il racconto della vicenda umana di Antonietta Raphaël, persona straordinaria, grande artista nell’anima e nelle opere. Il suo spirito nomade e ribelle la porterà a viaggiare in Cina (1956), Grecia e Spagna lasciando di ogni suo viaggio una testimonianza artistica, grafica e pittorica. Le sue opere di pittura e scultura sono presenti in molti Musei e in collezioni private; un autoritratto del 1928 lo intitolò La ragazza con il violino.
 
 

 

 

Documenti online
L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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