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News dall'accademia
12/dic/2013

Le mostre raccontate:
Antonello da Messina

 

introduce e coordina
Francesco Moschini
 
intervengono
Ferdinando Bologna, Federico De Melis (curatori della mostra)
 
 

Giovedì 12 dicembre 2013, alle ore 17.30, Ferdinando Bologna e Federico De Melis, con Cristiana Collu, attraverso parole e immagini raccontano la mostra “Antonello da Messina”, in corso al Mart di Rovereto fino al 12 gennaio 2014.

La mostra si propone di ricostruire l’ampia scena storica e geografica dalla quale emerge l’eccezionale individualità di Antonello da Messina: un pittore che, a metà del Quattrocento, si fa interprete, al massimo grado, di un fermento creativo mediterraneo ed europeo incentrato sull’incontro-scontro tra la civiltà fiamminga e quella italiana. Questo moltiplicarsi di esperienze – dalla Sicilia a Napoli alla Spagna, dalla Provenza alle Fiandre, da Urbino a Venezia – fanno di Antonello un protagonista di respiro internazionale, da collocare in una prospettiva storico-artistica senza limiti geografici. In questo senso, l'esposizione si propone di stabilire riferimenti figurativi rigorosi, tramite confronti che coinvolgono altri protagonisti della scena artistica del momento, da Colantonio a Fouquet a Van Eyck, da Bellini a Alvise Vivarini, ad artisti meno conosciuti, ma insigni, come il Maestro di San Giovanni da Capestrano, identificato con Giovanni di Bartolomeo dall’Aquila, Antonio da Fabriano, Zanetto Bugatto. In questo modo si è inteso rileggere, su basi storicamente fondate, lo specialissimo carattere di un’opera che dipende direttamente dalla grande lezione prospettico-luminosa di Piero della Francesca, come già suggerito nel 1914 dal giovane Roberto Longhi. La novità, in questo senso, è che i curatori individuano l’influenza di Piero non solo nella fase matura, ma lungo l’intero arco della vita artistica di Antonello, secondo modalità ogni volta diverse, funzionali alle urgenze espressive del momento. Il Messinese diede di Piero della Francesca una versione fatta di pure geometrie, che spiega anche la sua particolare sintonia, tra i maestri antichi, con le dominanti stilistiche del Novecento. Non a caso Bernard Berenson, parlando della Madonna Benson, faceva il nome di Paul Cézanne. Il percorso espositivo parte dalla formazione di Antonello, avvenuta nella Napoli di Alfonso d’Aragona tra esperienze provenzali-borgognone e fiamminghe, e si sviluppa con l’acquisizione progressiva della sintassi “italiana” e l’aprirsi a una dimensione europea, fino all’esito veneziano e post-veneziano, che indica l’inizio di una nuova civiltà figurativa. La mostra riesamina, a questo proposito, anche il dibattito relativo al rapporto di Antonello con la Milano sforzesca e al ruolo che egli può avere svolto rispetto alle nuove ricerche di tipo spaziale lì condotte dal giovane Bramante, come indicano, tra le opere in mostra, il Cristo alla colonna e il disegno Gruppo di donne su una piazza, con alti casamenti, entrambe provenienti dal Louvre di Parigi.

 

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"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
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