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News dall'accademia
12/mar/2015

"Un gioco complesso
la pittura di Achille Perilli"

Presentazione del documentario
 

Introduce e coordina
Francesco Moschini
 
Intervengono
Giuseppe Appella, Didi Gnocchi, Piero Mascitti, Franco Purini, Claudia Terenzi
 
Giovedì 12 marzo alle ore 17,30 all’Accademia Nazionale di San Luca viene presentato il documentario “Un gioco complesso la pittura di Achille Perilli” realizzato da 3D produzioni e prodotto da Piero Mascitti.
Il documentario racconta la vita artistica di Perilli attraverso le sue originali parole, rari documenti, e le testimonianze di Giuseppe Appella, Gillo Dorfles, Nadja Perilli, Giulio Tega e Claudia Terenzi.
Il valore del cortometraggio consiste soprattutto nella sensibile e vitale riuscita di sintetizzare la poetica dell’artista e specialmente la sua vena ironica e combattiva che ha sempre caratterizzato il suo cammino, rendendolo uno dei più importanti artisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra.
 
 
Achille Perilli incominciò a dipingere nel 1947, dopo che la prima avanguardia europea aveva già scardinato molte leggi spaziali e compositive della pittura, si era già tornati a “l’ordine”, nel senso che queste leggi in qualche modo e in alcuni casi si erano ripristinate secondo canoni tradizionali, anche negli artisti di cultura astratta: l’ambiente europeo aveva influenzato poco il clima romano del dopoguerra, che ancora satellitava intorno alla retorica guttusiana.
La scoperta della forma in senso puro, o se vogliamo in senso libero, come possibile espressione di un linguaggio europeo, e nello stesso tempo la precisazione riguardo al concetto astratto della forma stessa, la consapevolezza che la forma si possa sempre trasformare in un processo tensivo, non un oggetto, un tessuto mentale determinato a rivelarsi, comincia proprio nel periodo di Forma 1 attraverso la conoscenza di alcuni artisti internazionali che in Italia erano ancora pressoché sconosciuti.
Negli anni ’60, Achille Perilli, con i famosi “Fumetti” approfondì la tematica mnemonica, elaborando una pittura basata sul frammento, nel senso di ampliare gli elementi strutturali dell’opera ad una persistente narrazione: lo spazio, sfugge la tentazione dell’occhio di percepire e migra verso l’immaginazione, ideando una «pittura di ipotesi più che di forme: di ipotesi di eventuali funzioni disposte rispetto alla realtà non più dialetticamente o contrapposte ma in termini di equivalenza».
Nel 1968 Achille Perilli ottiene la seconda Sala personale alla Biennale di Venezia. Nel La Source, opera da poco acquisita dal Centre Pompidou di Parigi: la geometria comincia a prendere “Forma”, il colore le incornicia o definisce dei punti come una lente d’ingrandimento dei lavori precedenti, il sistema comincia a prendere l’aspetto di una macchina, le linee si chiudono in prospettive impossibili, gli spazi si confondono l’uno nell’altro a volte cercando la precisione dell’assurdo.
L'elaborazione della cromia, continua anche nel lavoro attualissimo di Perilli, destrutturando ancora la forma, o meglio risucchiandola in un tessuto di estremo-ambiguo: alla geometria irrazionale si sostituisce un'epidermide dipinta, dove delicatamente, con saggezza e consapevolezza matura fuoriescono leggerissime differenze, quasi invisibili all'occhio naturale, le quali compongono un insieme di suggestioni spaziali rimandanti all'assurdo più che all'irrazionale, nascondendo una complessità di piani adimensionalmente poetici.
Le deformazioni lineari dello spazio sono elegantemente accennate, accompagnate da un discorso atonale che le definisce piano piano, quasi a mascherarle; la profondità dello spazio è nascosta da una superficie unitaria, come uno specchio concavo, che risucchia la terza dimensione e determina colore puro. Proprio il colore è alla terza dimensione, s'infiltra nelle fessure, si estende dove c'è bisogno di respiro, non ha quasi più bisogno di essere guidato dalle linee che diventano colore esse stesse, discordando con l'atonalità.
L'analisi della falsificazione si rende più complessa nell'articolazione del sistema pittorico, le sezioni stesse assumono forme iper astratte, si sformano diventando zone, sempre naturali, e prendono tutta la superficie che riescono ad occupare, fermano il ritmo in un silenzio indeterminato. Una poetica che scioglie la geometria in un'armonia spontanea, un’ elaborazione personalissima del colore come sostanza organica, automatica, sensibile, preponderante.
Achille Perilli ora dipinge l'invisibile.
Nadja Perilli
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