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News dall'accademia
01/giu/2015

Presentazione del volume
Charles Percier e Pierre Fontaine

dal soggiorno romano alla trasformazione di Parigi
 
a cura di
Sabine Frommel, Jean-Philippe Garric e Elisabeth Kieven
 
(Silvana Editoriale, Milano 2014)
 
 
 

lunedì 1 giugno 2015 | ore 17.30

 

L’opera di Charles Percier e di Pierre François Léonard Fontaine costituisce uno dei legami più importanti che si vennero a creare fra Francia e Italia alla fine del Settecento e all’inizio dell’Ottocento. Alla vigilia di quel momento particolare della storia dell’architettura europea, in cui le migrazioni artistiche andavano intensificandosi fra la città che l’Europa illuminista considerava come propria capitale culturale e quella che divenne, per alcuni anni, la sua capitale politica, il viaggio a Roma costituiva una tappa consueta nella formazione di giovani e brillanti architetti francesi. Però nessun altro artista ha tratto da tale soggiorno lezioni più incisive e con conseguenze più determinanti per l’evoluzione della teoria e della pratica del progetto nella Parigi della Rivoluzione. Viceversa, ben pochi hanno avuto altrettanta influenza, attraverso le proprie pubblicazioni e i lavori dei loro allievi e seguaci, sui progetti disegnati in Italia sotto l’Impero e soprattutto nei decenni successivi. Si tocca il cuore di un periodo dalle profonde mutazioni sul piano sociale che richiede una revisione delle tipologie tradizionali. Nella Francia comandata da un giovane generale quasi italiano che dominava militarmente e politicamente la Penisola si rivela un interesse acuto per un’architettura italianizzante. Se la vendita dei beni nazionali ha promosso delle mutazioni urbane a Parigi e nelle principali città francesi, dove si svolse un’intensa attività di edilizia privata, lo stesso gusto si diffonde anche in quel Paese dal quale la Francia traeva in gran parte la sua ispirazione: l’Italia. Tale tendenza andava profilandosi con fratture nette fra periodo moderno e contemporaneo, particolarmente in Francia, alle quali le diverse specialità scientifiche ancora non hanno prestato tutta l’attenzione necessaria. Nonostante il loro incontestabile interesse storico, le indagini di Percier e Fontaine mirarono a una creazione architettonica che adotta fonti transalpine e, considerando i palazzi e le case del Cinquecento come prototipi dell’architettura del loro tempo, il tandem cerca di rispondere alle esigenze di una nuova clientela. Lungi dal difendere un atteggiamento di rigore, i due francesi sostenevano un classicismo addolcito, fondato su un processo di assimilazione, che concilia il modello rinascimentale con il genius loci, le risorse locali e le scelte del committente. Sono questi scambi incrociati, attorno agli studi e all’opera degli architetti di Napoleone, che sono al centro di questo volume. Tramite uno sguardo trasversale, esso riunisce i contributi di esperti dell’Italia e della Francia nel periodo fra il 1780 e gli anni Venti dell’Ottocento, accompagnati da saggi firmati da specialisti del Rinascimento e dedicati alla percezione del grande patrimonio architettonico del Cinquecento da parte dei due francesi. Inoltre, il libro mette a confronto numerosi documenti inediti che arricchiscono la nostra conoscenza del periodo e del percorso di Percier e Fontaine, aprendo nuove ipotesi di analisi che consentirebbero di rinnovarne l’approccio.

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L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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