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10/giu/2015 - 15/ott/2015

Mostra "Saverio Dioguardi: metafora e simbolo"

Un percorso attraverso disegni autografi e documenti inediti


Mostra organizzata in occasione del Centenario della Prima Guerra mondiale per celebrare il monumento ai caduti in piazza Unità di Italia a Sannicandro di Bari


Sannicandro di Bari, Castello Normanno Svevo
dal 10 giugno al 15 ottobre 2015
 


Inaugurazione 10 giugno ore 18.30 – Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari

Alla presenza del Sindaco di Sannicandro Vito Novielli e dell’Assessore Giuseppe Giannone


Coordinamento scientifico e culturale: Francesco Moschini
A cura di: Vincenzo D’Alba, Francesco Maggiore
Collaborazione: Angela Deramo, Mariangela Lucariello, Rossella Martino, Carlo Papaleo

In occasione delle celebrazioni per il centenario della Prima Guerra mondiale, il Comune di Sannicandro di Bari celebra l’architetto Saverio Dioguardi, autore del monumento ai caduti in piazza Unità d’Italia.
In questa circostanza il monumento, inaugurato nel 1929, sarà valorizzato attraverso una nuova illuminazione che durerà per l’intero periodo di apertura della mostra.
Il celebre architetto viene ricordato con una mostra allestita, grazie al sostegno di Formedil-Bari, presso le straordinarie Sale del Castello Normanno Svevo. L’iniziativa, promossa da A.A.M. Architettura Arte Moderna, dal Fondo Francesco Moschini Archivio A.A.M. Architettura Arte Moderna per le Arti, le Scienze e l’Architettura e dalla Fondazione Gianfranco Dioguardi, segue a distanza di quattro anni la mostra tenutasi nella Sala del Colonnato del Palazzo della Provincia di Bari con la quale si è inaugurata una stagione di ricerca intorno all’opera dell’architetto al fine di ricostruire le vicende storiche e architettoniche, per molti versi inedite, che hanno influenzato e formato le scelte progettuali in un arco di tempo molto complesso che va dal 1910 al 1960.
Saverio Dioguardi può ritenersi una figura rappresentativa delle vicende architettoniche e urbanistiche che nella prima parte del secolo scorso hanno costituito l’identità della città di Bari. L’obiettivo della mostra è di rievocare l’opera del grande architetto affinché possa essere reso un doveroso omaggio ad una tra le personalità più emblematiche, anche se poco studiate, della storia dell’architettura del Novecento. Dioguardi è autore di alcuni tra i più significativi edifici della città di Bari, tra i quali si ricordano: la sede della Gazzetta di Puglia 1924-‘27 (demolita nel 1982); il Comando della III Regione Aerea 1932-‘35; la Chiesa di San Ferdinando 1933; il Circolo Canottieri Barion 1933-‘35; il Palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà 1934-‘35; la sede della Banca Commerciale Italiana 1947-’49; la Clinica Bonomo 1948; la sede dell’attuale Banca Carime in via Calefati 1954-‘55; la sede del Banco di Roma 1959-‘61.


La mostra presenta una selezione di disegni autografi tratti dal Fondo Saverio Dioguardi, parte dei quali attualmente conservati presso l’Istituto Euclide di Bari; questi progetti consentono di comprendere in rapida sequenza la produzione dell’architetto. Parallelamente sono esposti, assieme a un tavolo di rappresentanza disegnato dall’architetto, numerosi documenti inediti, cataloghi e opere editoriali, alcune molto rare, pubblicate su S. Dioguardi.
Una sala del Castello accoglie la proiezione di 70 fotografie di Mimmo Jodice dedicate all’opera di Saverio Dioguardi realizzate nel 1988 per il libro “Saverio Dioguardi Architetto” (Electa). La proiezione è accompagnata da una colonna sonora appositamente realizzata dal musicista Salvatore D’Alba, chiamato a interpretare con sonorità inedite l’opera di Dioguardi.
Figlio di Nicola e di Maria Romito, Saverio Dioguardi nasce il 5 novembre 1888 a Rutigliano, in provincia di Bari. Suo padre, scalpellino, gestisce insieme al fratello Domenico l'impresa edilizia paterna di capimastri muratori Giuseppe Dioguardi e figli. Nel 1893, con la morte del nonno Giuseppe, Nicola eredita l'impresa e ne muta la ditta in Nicola Dioguardi e figli. Intorno al 1895, alla ricerca di nuove opportunità lavorative, Nicola Dioguardi decide di trasferirsi con la famiglia a Bari. Dopo avere trascorso la giovinezza in cantiere accanto al padre, dove apprende le pratiche lavorative ed affina la sua conoscenza dei materiali da costruzione, il 17 novembre 1909 Saverio Dioguardi parte per il servizio militare a Roma. Entra qui in contatto con i movimenti architettonici e culturali dell’epoca, di respiro internazionale. Nel 1910 è in armi a Verona, dove può approfondire lo stile floreale. Quando ne ha l’occasione, prende parte a concorsi pubblici; tra questi, il concorso per il monumento di Alessandro II a Pietroburgo del 1911 per il quale riceve, unico italiano in gara, il III premio per l’Architettura. Nel 1922 prende parte al concorso internazionale per la nuova sede del Chicago Tribune, misurandosi con architetti del calibro di Adolf Loos. Numerose opere sono raccolte nella prima opera autografa, Architettura Monumentale, pubblicata a Bari nel 1927, cui seguirà un secondo volume, intitolato Architettura (Bari, 1932).
Nel 1920 Saverio Dioguardi si sposa con Maria Blasutigh, nipote del celebre giurista Vincenzo Manzini; matrimonio da cui nascono quattro figli: Nicola, Eugenio, Giuseppe e Gianfranco. Dal 1926, anno in cui consegue il titolo di architetto, si dedica alla conduzione della impresa edile paterna, dapprima affiancando il fratello Giuseppe dal quale si stacca definitivamente nel 1956, per fondare la impresa edile Saverio Dioguardi. La figura di Saverio Dioguardi si lega così indissolubilmente alla storia di una città nata sul mare che ridisegna la propria inconfondibile fisionomia in una moderna sagoma aperta sull’Adriatico. Saverio Dioguardi muore improvvisamente a Bari, il 22 novembre 1961.

 

Per informazioni
tel. 080.5963340 / www.ffmaam.it | info@ffmaam.it | www.comune.sannicandro.bari.it

 

Documenti online
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Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
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