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07/dic/2017 - 07/dic/2017

Presentazione volume
GIACOMO AMATO
I Disegni di Palazzo Abatellis

Giovedì 07 dicembre 2017 alle ore 17:30 presso Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, si terrà la presentazione del volume Giacomo Amato. I Disegni di Palazzo Abatellis. Architettura, arredi e decorazione nella Sicilia Barocca a cura di Sabina de Cavi, De Luca Editori d’Arte, Roma 2017. Introdotti dal Professor Francesco Moschini, Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca, interverranno il Professor Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, la professoressa Claudia Conforti,  la Professoressa Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e il Professor Riccardo Lattuada. Sarà presente la curatrice del volume.

 

La collezione di disegni di Giacomo Amato (1643-1732), principale architetto del barocco palermitano, la cui vita collegò due secoli fondamentali per lo sviluppo dell’arte siciliana e per la sua internazionalizzazione, si conserva nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, a Palermo (Varii Dissegni, voll. I-VII, inv. 15753-15759). Con questa pubblicazione si presenta la prima monografia sulla poliedrica attività dell’architetto/decoratore/arredatore, consistente in un libro composto di una prima parte di saggi relativi alle varie discipline in cui Amato si cimentò come progettista e architetto, accompagnati da importanti studi di contesto relativi agli scambi artistici tra Sicilia, Roma, Napoli e la Spagna, ed una seconda parte contenente il catalogo generale dei disegni raccolti nei sette volumi palermitani, in gran parte inediti, preceduto da una esaustiva introduzione sulla grafica della bottega Amato ed alcuni saggi tecnici.

Rivelati al grande pubblico da Alvar González Palacios nel catalogo della mostra Civiltà del Seicento a Napoli (Capodimonte, 1984/1985) e saltuariamente pubblicati da studiosi quali Guido Di Stefano, Salvatore Coronia Roberti, Maria Grazia Paolini, Teodoro Fittipaldi, Maria Serena Tusa, Vincenzo Abbate, Diana Malignaggi, Maria Concetta Di Natale e Marco Nobile, i disegni, legati in sette volumi dallo stesso architetto in chiusura di bottega, ammontano a un totale di 497. Costantemente richiesti dagli studiosi in quanto di grandissimo valore sia artistico che storico, questi fogli sono fondamentali nella storia del disegno italiano e per la storia dell’arte e dell’architettura barocca in Sicilia per varie ragioni. In primo luogo si tratta dell’unica collezione di progetti di un architetto italiano del Seicento conservata intatta a livello europeo. Neppure gli Uffizi possono contare un una collezione monografica tanto estesa e tanto completa, mentre quella di Ferdinando Sanfelice (1675-1748), il grande architetto della Napoli settecentesca, si conserva molto più frammentariamente, in fogli sciolti, nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Capodimonte, nulla di comparabile alla perfetta organicità e completezza della collezione Amato, che si configura pertanto come un vero e proprio ritratto tecnico/professionale di un architetto siciliano tra Sei e Settecento. Infatti, come molti architetti/decoratori del suo tempo, e come lo stesso Bernini (che Amato conosceva bene, avendo studiato a Roma tra l’8 settembre 1673 ed il 6 ottobre 1684), il siciliano si occupava di qualsiasi campo artistico inerente all’architettura. La bottega Amato forniva progetti per qualsiasi cantiere e/o manufatto, documentandoli con disegni autenticati e numerosi libretti manoscritti: oggetti e altari in marmi mischi, apparati effimeri, manufatti nelle arti del metallo (argenteria, fusione in ferro), del legno (intaglio, ebanisteria, falegnameria) e della seta (ricami, arredi di rivestimento).  La collezione dei disegni Amato è pertanto per natura multidisciplinare e variopinta. Presenta schizzi ed elaborati tecnici per opere diversissime: da

chiese ed architetture civili a candelieri ed alcove in argento, tavoli in marmi mischi, cornici, plinti ed alzate per  esporre e valorizzare le collezioni dei viceré spagnuoli suoi protettori. Raccogliendo tanto disegni di presentazione quanto disegni di progetto, tecnici ed esecutivi, questa collezione documenta inoltre molto bene le varie fasi di elaborazione progettuale, i sistemi di messa in opera della bottega, chiarendo i sistemi di riporto, l’applicazione ai materiali e le tecniche della manifattura siciliana del barocco internazionale di fine secolo. Numerosissime le tecniche grafiche utilizzate, spesso miste: carboncini più o meno grassi, diversi tipi di matite, dorature, coloriture (a tempera e ad acquarello), documentando in questo modo la varietà delle tecniche disegnative del Barocco siciliano. Infatti, contrariamente al disegno accademico romano, questi fogli presentano caratteristiche proprie del disegno barocco spagnolo e portoghese sei e settecentesco: sono colorati, a volte dotati di doppie misure (in palmi castigliani e palmi siciliani), raggiungendo spesso dimensioni anche considerevoli (h. 1.70 m x 90 cm ca).

La qualità della collezione è elevatissima e l’autografia certa, in quanto tutti i disegni presentano in calce degli autografi con cui l’architetto specificava le sue attribuzioni circa la paternità di progetto e decorazione. Grazie a queste autentiche contestuali è pertanto possibile enucleare gruppi di disegni attribuibili ai distinti pittori che collaboravano con l’architetto ed avviare un preliminare discorso sulla grafica siciliana barocca. La caratteristica precipua della collezione Amato consiste infatti nel presentare disegni “a più mani”, ottenuti attraverso la sovrapposizione di interventi grafici successivi. La struttura portante veniva infatti sempre tracciata dall’architetto/ingegnere Amato, mentre la decorazione (l’immagine) veniva “aggiunta” sopra al disegno tecnico da due pittori palermitani: Pietro Aquila (c.1630-1692) e Antonino Grano (1660-1718), entrambi formatisi a Roma a fine Seicento nella bottega di Pietro da Cortona. Questi disegni documentano non solo profondi rapporti di interscambio artistico tra Palermo e Roma, ma anche il tenace legame culturale che unì la storia della Sicilia alla Spagna attraverso la committenza privilegiata dei viceré spagnoli, che richiesero la collaborazione professionale della bottega Amato: in particolare del Duca de Uceda (Juan Francisco Pacheco Téllez-Girón, viceré di Sicilia nel 1687-1696 e ambasciatore di Spagna a Roma nel 1699-1709) e del Duca de Veragua (Pedro Manuel Colón de Portugal, duque de Veragua y de la Vega, viceré di Sicilia nel 1696-1701), ultimi due viceré della Sicilia Asburgica. Insieme agli arcivescovi, furono infatti i viceré spagnuoli i maggiori promotori della produzione artistica e architettonica del barocco palermitano, intrecciandola indissolubilmente con quella del barocco spagnolo, sopratutto sivigliano e cortigiano, grazie a commesse, invio di disegni preparatori ed opere finite, flussi di informazioni e contatti tra gli artisti delle due penisole. Diretta prova di continui rapporti tra la Sicilia e la Spagna nel panorama del Mar Mediterraneo, questa collezione dimostra la fioritura artistica e lo sviluppo della Palermo preunitaria: le sue profonde tradizioni manifatturiere, i suoi ininterrotti legami internazionali e – a livello formale – la sua indipendenza artistica rispetto al modello romano, che riuscì a superare, con un nuovo linguaggio, forbito, colorato e vivacissimo, vettore di paralleli e contestuali sviluppi tanto nella Penisola Iberica quanto nell’arte coloniale del Nuovo Mondo.

 

 

 

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