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News dall'accademia
12/feb/2018 - 12/feb/2018

Presentazione volume
Abitare a Roma nel Seicento.
I Chigi in città

Lunedì 12 febbraio 2018 alle ore 17,30 a Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, verrà presentato il volume Abitare a Roma nel Seicento. I Chigi in città, di Angela Marino (Gangemi editore, Roma 2017). Introdotti da Francesco Moschini interverranno Paolo Portoghesi, Bruno Toscano, Claudio Strinati, Alessandra Muntoni. Sarà presente l'Autrice.

 

Cerimoniale, etichetta, rituali e comportamenti nell’uso dell’abitazione e della città segnano – come contributo di “modernità” – le radici funzionali dell’architettura. Ne individuiamo particolare affermazione e sviluppo in età barocca, a Roma, durante il pontificato di Alessandro VII Chigi, che provenendo dalla ‘patria’ senese, costruisce il suo rapporto con Roma, con spirito e metodo diversi dai pontefici di nobiltà e nascita romana che lo precedono, ma altrettanto grandi e generatori di un nuovo approccio. La dinamica fra edificio e città ci sembra che, nel ’600, si comprenda usando alcune chiavi di interpretazione, attraverso le quali è possibile comporre una interazione e contaminazione fra ‘grande storia’ e ‘piccole storie’. L’edificio, anche non monumentale, che noi vediamo come blocco ‘scatolare’, magari con elementi plastici architettonici o decorativi in facciata, ma come oggetto in se racchiuso e compatto, nel barocco scioglie le giunture che lo serrano alle cerniere degli angoli, ed ogni facciata si distacca (sia dall’insieme dell’edificio che dalla corrispondenza con gli interni) per partecipare – dal punto di vista funzionale e figurativo – della strada o della piazza a cui appartiene.

Il rapporto innovazione-modernità, maneggiato con cautela, discretamente sotteso alle linee di indagine, costituisce per Angela Marino il filo conduttore di una lunga personale esperienza di ricerca. Parole sulla cui narrazione è opportuno chiarire definizione, confini e mettere paletti. È infatti un lavoro cangiante, che – al netto del rigore metodologico imparato dai suoi maestri – muta colori, sfumature, possibilità, ti costringe a spostare l’ottica e il punto di vista sugli argomenti, a riconsiderare i giudizi.

Il barocco ha posto le basi della comunicazione, ancora una volta in senso attuale; gli assetti figurativi (dalla configurazione degli spazi alle immagini) hanno sempre ‘comunicato’ ovviamente. Ma il barocco si amplia: comunica ed ammaestra la scuola e il teatro gesuitico, la predicazione, la festa, il banchetto. Il livello relazionale si allarga – in tutte le sue declinazioni, dalla sala del palazzo, alla celebrazione religiosa, alla taverna – attraverso la codificazione del cerimoniale e dell’etichetta (ne restano tracce nei comportamenti anche oggi), dove è possibile rintracciare le radici funzionali della architettura, e in cui le componenti della società si dichiarano e si riconoscono; questo tema costituisce un ‘fuoco’ centrale del volume. Si amplia ancora: coinvolge, oltre le architetture, le strade, la città, il modo di concepirle e viverle, di articolarne le funzioni nella finalità di quella visione il più possibile articolata e, a suo modo, ‘ordinata’, che non contempla solo ‘splendori’, bensì comprende regalità e miseria, virtù e peccato. Porre tutto questo sistema progettuale e ‘comportamentale’ – etichetta, funzioni, abitudini, precedenze  –  in relazione con la mobilità e le relazioni fra i diversi livelli sociali – da rendere palesi attraverso segni, usi, gesti e percorsi –, ecco che può farci uscire dalla dimensione (pur necessaria) solo tipologica di architettura e città, e aiutarci a costruire le radici storiche della innovazione ‘funzionale’ nel barocco. Innovare è quindi uno scatto di mutamento e di novità, una soluzione nuova proposta ad un problema antico, ma anche – per il Seicento – la pratica della persuasione e la ricerca, anche spregiudiata negli strumenti, della creazione del consenso. E poi, non ultima, anzi sottovalutata nettamente, la nascita della scienza, i cui riflessi si leggono problematicamente, ma con evidenza palmare, nel colonnato di San Pietro, tuttavia difficile da accettare in contesti disciplinari piuttosto chiusi nei loro ambiti spesso autoriferiti.

 

 

                                                                 

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L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
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L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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