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02/mag/2019 - 02/mag/2019

Presentazione volume
LA SCUOLA ITALIANA DI ARCHITETTURA 1919-2012

 

Giovedì 2 maggio 2019 alle ore 16:00 presso Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, si terrà la presentazione del volume La Scuola Italiana di Architettura 1919-2012, di  Claudio D'Amato  (Gangemi Editore, 2019). Presentano Francesco Cellini, Paolo Portoghesi e Franco Purini. Sono invitati a discuterne Enrico Bordogna, Mario Docci, Alberto Ferlenga, Anna Maria Giovenale, Angelo Torricelli, Paolo Zermani. Sarà presente l'Autore.

Quest’anno ricorre il centenario della nascita della prima scuola italiana di architettura del XX secolo, la Regia Scuola di Architettura di Roma, fondata da Gustavo Giovannoni; lo stesso anno in cui fu fondato il Bauhaus. Due scuole che hanno rappresentato due modelli opposti per l’insegnamento dell’architettura in Europa; e che ancora oggi si fronteggiano.

Il libro indaga il modello italiano e lo stato di profonda crisi in cui versano oggi gli attuali corsi di studio in architettura, e prova a decifrarne la natura con un occhio rivolto al futuro.

Fino al 1919 in Europa come in Italia la formazione dell’architetto avveniva secondo i due distinti percorsi definiti in Francia, nelle Accademie di Belle Arti o nelle Scuole di Applicazione degli Ingegneri. L’obiettivo di Gustavo Giovannoni, di fondere le due tradizioni dell’École Polytechnique e dell’École des Beaux Arts fu perseguito attraverso un originale ordinamento degli studi il cui modello fu la creazione di un organismo didattico unitario: un modello che rimase unico in Europa, e che definiremo organico. In esso era proposto un curriculum pensato per un apprendimento di base (biennio) e uno applicativo (triennio), in cui le materie d’insegnamento erano distinte in sintetiche (tutte le discipline della Composizione architettonica, collocate dal primo all’ultimo anno), storico-critiche e analitiche (tecnico-scientifiche). L’onere della sintesi era lasciato allo studente, che fin dal primo anno doveva abituarsi a “mettere  insieme (comporre)” nel progetto d’architettura i differenti insegnamenti ricevuti. Questo ordinamento rimase in vigore fino alla fine degli anni sessanta, quando furono approvati i “provvedimenti urgenti per l’università” noti come Legge Codignola, con cui si inaugurava la c. d. “università di massa”.

Dopo circa dieci anni, nel 1980 il DPR 382 –a seguito della progressiva anglicizzazione della cultura in conseguenza degli esiti del secondo conflitto mondiale– istituì i dipartimenti (art. 83), e con essi prese avvio la lunga fase di conflitto fra i dipartimenti e le facoltà. La legge stabiliva che a essi spettava l’organizzazione della ricerca (“ma anche” la possibilità di concorrere all’organizzazione della didattica in casi da stabilirsi di volta in volta); mentre alle facoltà restava il compito di organizzare la didattica. Ma soprattutto la 382 aprì un radicale scenario destabilizzante con l’introduzione del tempo pieno e del tempo definito. I docenti potevano scegliere fra una delle due possibilità: il tempo definito consentiva l’esercizio della professione, ma inibiva l’accesso agli organi direttivi della Facoltà/Dipartimento. Il tempo pieno consentiva a tutti l’accesso

alle cariche direttive con uno stipendio più sostanzioso. Ciò significò nelle Facoltà di Architettura che i meccanismi di selezione della nuova classe docente iniziassero a considerare non più come fondamentale il progetto di architettura, ma prevalentemente i titoli scientifici (paper, libri ecc.): cioè iniziò a delinearsi una carriera virtuale sempre più staccata dall’esercizio del  mestiere. In questo modo la cultura accademica italiana sancì la fine del modello organico a favore di un modello funzionale a una visione più specialistica e settoriale del sapere; un modello che per brevità chiameremo seriale, come insieme di insegnamenti.

 

PRIMA PARTE

Il libro racconta nella sua prima parte in forma schematica le vicende, dalla loro nascita alla loro fine, delle Scuole/Facoltà italiane di architettura, assumendo come date convenzionali d’inizio il 1919, anno di attivazione della Scuola Superiore di Roma; e di fine il 2012, anno in cui le Facoltà furono soppresse e sostituite in tutte le loro funzioni (didattiche e di programmazione della docenza) dai Dipartimenti, in discendenza dalla legge 30.12.240 del 2010, c.d. Gelmini.

 

APPENDICE della prima parte

Per la prima volta è ristampato in edizione critica il testo del 1925 di G. Giovannoni, Discussioni didattiche, fondamentale per la comprensione di tutta l’elaborazione successiva, fino ai nostri giorni, sui modelli didattici.

 

SECONDA PARTE

È dedicata all’illustrazione del modello didattico della Facoltà di Architettura di Bari: di esso ne sono spiegati gli aspetti originali, i limiti e le cause della decadenza.

 

 

 

 

 

Altri riferimenti

 

 

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L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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