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28/apr/2020 - 28/apr/2020

#l'Accademianonsiferma
"Manteniamo e custodiamo le parole"
Presentazione del volume “Borromini. La vita e le opere” di Paolo Portoghesi

 

Domani sera, 28 aprile, dalle ore 18, sul sito NAM (Nuovo Archivio Multimediale) e sul nostro canale You Tube.

 

L’Accademia Nazionale di San Luca, nell'ambito della serie di video conferenze "#l'Accademianonsiferma: Manteniamo e custodiamo le parole" ideata e curata da Francesco Moschini, è lieta di presentare il volume “Borromini. La vita e le opere” di Paolo Portoghesi (Skirà, 2019) attraverso le letture introduttive dello stesso autore, di Giuseppe Bonaccorso  e di Augusto Roca De Amicis, Università di Roma).

Francesco Borromini (1599-1667) viene dalla critica considerato come uno dei maggiori rappresentanti del linguaggio architettonico barocco. I suoi edifici, realizzati per la maggior parte a Roma, hanno influenzato in modo determinante lo sviluppo dell’architettura europea nel XVII e XVIII secolo, in particolare, per ciò che attiene le forme, lo spazio, l’uso della luce e dei materiali costruttivi. Nelle sue opere più significative (da San Carlo alle Quattro Fontane a Sant’Ivo alla Sapienza, da Sant’Agnese all’Oratorio dei Filippini, da Propaganda Fide al tiburio di Sant’Andrea delle Fratte) è possibile rileggere i filoni di una ricerca che partendo dai modelli classici adrianei interpreta la tradizione in modo originale attraverso l’uso creativo della geometria, della iconologia e della sapienza tecnica.

La nuova e aggiornatissima monografia di Paolo Portoghesi evidenzia l’abaco delle novità dei lavori borrominiani attraverso una rilettura delle sue numerose opere. Il volume, che aggiorna e integra i precedenti studi dell’autore, è caratterizzato dalla ricostruzione di un racconto che lo stesso Borromini lascia ai posteri attraverso scritti, disegni e testimonianze con i suoi committenti e collaboratori. La pubblicazione ha l’intento di illustrare esaustivamente come le architetture del maestro lombardo-ticinese siano, da una parte, connotate da una fantasiosa veste decorativa e, dall’altra, da una spazialità accogliente che caratterizza in modo inconfondibile la scena urbana barocca romana. Il pregio del Borromini di Paolo Portoghesi è poi ulteriormente da ricercare anche nella impressionante serie di illustrazioni che riproducono (spesso in scala reale) i disegni dell’architetto barocco. Come pure, degno di menzione, è il ricco apparato grafico costituito da rilievi e ricostruzioni, il pregevole impianto fotografico e l’esauriente bibliografia che giunge praticamente sino ad oggi.

Una introduzione critica ci viene fornita nelle video interviste rilasciate da Giuseppe Bonaccorso, Augusto Roca De Amicis e dallo stesso autore, Paolo Portoghesi.

 

Paolo Portoghesi, laureato in Architettura nel 1957 presso la Sapienza Università di Roma, nel 1962 insegna Letteratura Italiana presso il medesimo ateneo. Dal 1967 è Professore ordinario di Storia nella facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, di cui è preside dal 1968 al 1976. Dal 1983 è stato Ordinario di Storia dell’Architettura presso la facoltà di architettura “Valle Giulia” della Sapienza a Roma. Dal 1995 ha insegnato Progettazione Architettonica e Urbana, e in seguito è stato nominato Professore emerito e titolare del corso di Geoarchitettura. É stato direttore di “Controspazio”, “Eupalino”, “Materia” e attualmente dirige “Abitare la Terra”. È membro dell’Accademia dei Lincei ed è stato presidente della Biennale di Venezia e dell’Accademia Nazionale di San Luca. Come architetto si è dedicato con particolare impegno all’architettura sacra e ha realizzato la moschea di Roma e quella di Strasburgo e alcune chiese in diverse località italiane (Salerno, Terni, Calcata, Castellaneta, Lamezia Terme). Tra le altre opere più significative si ricordano almeno le case Baldi e Papanice a Roma, il teatro Politeama di Catanzaro, le case Enel di Tarquinia, il quartiere Latino di Treviso e la torre della città della Speranza di Padova.

Nella sua ricerca, la Storia dell’architettura viene identificata come uno strumento fondamentale per giudicare il presente e costruire il futuro. I suoi libri più noti sono: Michelangelo architetto (1964, con B. Zevi); Bernardo Vittone (1966), Roma barocca (1966), Borromini. Architettura come linguaggio (1967), Roma del Rinascimento (1970), L’angelo della storia (1982), I grandi architetti del Novecento (1998), Natura e architettura (2000), Geoarchitettura (2005), Roma/amoR (2019).

 

Giuseppe Bonaccorso, laureato Architettura alla Sapienza Università di Roma con una tesi sull’eredità borrominiana, in seguito consegue il titolo di Dottore di Ricerca allo IUAV di Venezia.  Post-doc presso l’Università di Padova. Dal 2002 al 2006 è stato collaboratore scientifico alla Bibliotheca Hertziana. Nel 2007 è Ricercatore universitario presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Dal 2014 è Professore associato presso la Scuola di ateneo di Architettura e Design dell’Università di Camerino.

I suoi studi si concentrano sui protagonisti ticinesi dell’architettura barocca come Carlo Maderno, Francesco Borromini, Carlo Fontana e i loro seguaci. Come pure sull’organizzazione imprenditoriale delle maestranze lombardo-ticinesi e sui loro diversificati rapporti con le maggiori committenze europee. Ad essi si affiancano contributi sull’architettura e sui linguaggi visivi italiani del XX secolo e sugli scambi con la cultura progettuale tedesca. Con particolare attenzione per figure quali Gustavo Giovannoni, Marcello Piacentini, Mario Ridolfi ed Erich Mendelsohn.

Augusto Roca De Amicis, laureato nel 1981 in Architettura alla Sapienza Università di Roma. Consegue il titolo di Dottore di Ricerca presso il medesimo ateneo nel 1990. Ottiene la borsa post-Dottorato nel 1992. Nel 1996 è Ricercatore universitario in Storia dell’architettura. Dal 2004 è Professore ordinario sempre presso la Sapienza Università di Roma. É inoltre direttore responsabile dei “Quaderni dell’Istituto di Storia dell’Architettura” e della collana “Gradus. Studi di Storia dell’Architettura e Restauro”.

Le sue linee principali di ricerca includono studi sulle figure chiave del Barocco romano e italiano, come Gianlorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona, Guarino Guarini, oltre alla produzione architettonica del Seicento nel Veneto. Centrali alla sua ricerca sono pure studi sull’architettura italiana fra tardo Cinquecento e primo Seicento, principalmente a Roma e nello Stato della Chiesa; ricerche di storia urbana incentrate soprattutto su Roma nei secoli XVI e XVII e, infine, problemi di metodo nella storia dell’architettura.

 

 

Altri riferimenti

 

 

video Nam

L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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