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19/mag/2020 - 19/mag/2020

#l'Accademianonsiferma
"Manteniamo e custodiamo le parole"
Lectio magistralis “Vittoriano Viganò. S come Spazio"

 

Martedì 19 maggio, dalle ore 18, sul sito NAM (Nuovo Archivio Multimediale) e sul nostro canale You Tube.

 

L’Accademia Nazionale di San Luca, nell'ambito della serie di video conferenze "#l'Accademianonsiferma: Manteniamo e custodiamo le parole – Serie: Maestri che raccontano altri Maestri" ideata e curata da Francesco Moschini, è lieta di presentare la lectio magistralis “Vittoriano Viganò. S come Spazio” di Paolo Portoghesi.

In questa lectio magistralis Paolo Portoghesi ci accompagna alla scoperta dell’architettura e del pensiero di Vittoriano Viganò. Attraverso un percorso che si snoda tra vividi ricordi personali, dibattiti, confronti e intensi scambi intellettuali, vengono riscoperte le opere fondamentali realizzate a partire dagli anni ‘50 e gli scritti nei quali l’architetto milanese riflette e si interroga sulle questioni centrali della modernità, sull’etica e sul futuro dell’architettura, culminando l’esposizione nell’analisi del progetto dell’edificio che attualmente ospita la facoltà di architettura del Politecnico di Milano.  

Vittoriano Viganò nasce a Milano nel 1919 e si laurea in architettura al Politecnico nel 1944, dove diviene assistente alla cattedra di Architettura di interni affidata a Gio Ponti e diventando in seguito docente di Composizione architettonica. Apre nel ‘47 il proprio studio a Milano in corso di Porta Vigentina, accompagnando sempre alla didattica e all’esercizio della professione anche l’attività pubblicistica in particolare come corrispondente per l’Italia dal 1947 al ‘63 per le riviste “L'architecture d'aujourd'hui" e "Aujourd'hui” dirette da Andrè Bloc.

Ottiene notorietà internazionale con il progetto dell’Istituto Marchiondi Spagliardi sempre a Milano realizzato a Milano nel 1958, un edificio destinato all’educazione di “ragazzi difficili”, senza famiglia o provenienti da nuclei familiari disagiati. Fortemente rappresentativo di due dei tratti distintivi dell’architettura di Viganò, ovvero l’uso del cemento armato e la predominanza del colore rosso, l’edifico è caratterizzato dalla grande attenzione per la funzione educativa, sintetizzata dall’assenza di muri coercitivi per impedire la fuga dei ragazzi, che porterà Bruno Zevi a intitolare il suo articolo per l’Espresso del marzo 1958 “I ragazzi non scappano”. Una costruzione quindi che rappresenta in maniera esemplare quell’idea di architettura intesa e vissuta come impegno etico a cui Viganò resterà sempre fedele.

Altre opere di grande rilevo realizzate da Viganò sono la casa “La scala” realizzata per Andre Bloc a San Felice del Benaco dove realizza anche il Mollificio bresciano, il complesso dell’Hotel Salò, il progetto di ridisegno del parco Sempione e il condominio in piazza Giovanni Perego a Milano.  

Partecipa a varie Triennali di Milano tra il 1951 e il ’68 e nel 1991 viene allestita, prima al Politecnico di Milano e poi all'Accademia di San Luca a Roma, la prima mostra retrospettiva di Viganò, dal titolo "A come architettura". Nello stesso anno gli viene conferito, su segnalazione dell'Accademia di San Luca, il Premio per l'Architettura del Presidente della Repubblica. Vittoriano Viganò muore il 5 gennaio 1996.

 

 

Altri riferimenti

 

 

L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

L'Accademia di San Luca, assunto il titolo di Insigne e Pontificia nel XIX secolo, diventa dal 1872 Accademia Reale e, dal 1948, Nazionale.
Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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