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News dall'accademia
31/gen/2012

Presentazione del volume
"Vernacular Sonnets of
Giuseppe Gioacchino Belli"

 

Iniziativa all’interno del ciclo “Novità editoriali all’Accademia Nazionale di San Luca”

 

Saluti di
Guido Strazza, Marcello Teodonio

Introduce e coordina
Francesco Moschini

Intervengono
Riccardo Duranti, Franco Onorati, Cosma Siani

Sarà presente Michael Sullivan

 

Martedì 31 gennaio 2012 alle ore 17.00, viene presentato all'Accademia Nazionale di San Luca il volume "Vernacular sonnets of Giuseppe Gioachino Belli", tradotto in lingua inglese da Michael Sullivan, edizione Windmill Books Limited Londra. Dopo i saluti di Guido Strazza e Marcello Teodonio, coordinati da Francesco Moschini, ne discutono Riccardo Duranti, Franco Onorati e Cosma Siani. Sarà presente Michael Sullivan.

Rimasti inediti e clandestini durante la vita dell'autore, i 2279 Sonetti romaneschi  di Giuseppe Gioachino Belli ricevettero un singolare "battesimo"  internazionale a Roma, grazie a Gogol' che, giuntovi fin dalla primavera del 1837, ebbe modo di ascoltarne alcuni dalla viva voce del Poeta,  nel salotto romano di una sua connazionale, la principessa Zenaide Wolkonskaia, di cui Belli fu più volte ospite. Gogol'  (che capiva il dialetto romanesco) ne rimase colpito e non tardò a riferirne in termini assai favorevoli a Charles Augustin de Sainte-Beuve, occasionalmente incontrato sul battello che li portava da Civitavecchia a Marsiglia. A sua volta il grande critico francese riprese la notizia, facendone oggetto di annotazioni in vari suoi scritti. Data da quegli anni (siamo fra il 1838 e il 1839) l'inizio della fortuna europea di Belli, una fortuna che ha poi attraversato l'Ottocento e il Novecento, come dimostra una prima raccolta delle numerose traduzioni dei sonetti romaneschi, pubblicata nel 1983 dall'ed.Bulzoni con il titolo Belli oltre frontiera. A quella prima antologia ne ha fatto séguito una più recente, curata dal Centro Studi G.G.Belli per l'ed.Aracne (2010), con il titolo Belli da Roma all'Europa. I sonetti romaneschi nelle traduzioni del terzo millennio.  La pubblicazione, a testimonianza del perdurante favore che i sonetti di Belli riscuotono da parte di poeti, studiosi e italianisti, presenta le nuove versioni in cinque lingue (francese, inglese, tedesco, russo e spagnolo). La cultura europea continua a misurarsi con il genio di Belli e a cimentarsi nella difficile impresa di tradurlo, sfidando così vittoriosamente l'ammonimento di Robert Frost: «La poesia è ciò che nella traduzione va perso».

In questo eccezionale contesto va annoverato l'impegno traduttivo del prof. Michael Sullivan  che ha al suo attivo la versione di ben 323 sonetti. È di questi giorni quello che va salutato come un evento editoriale per la cultura italiana: l'intervenuta pubblicazione a Londra del primo tomo di tali traduzioni, al quale ne seguiranno altri due. Michael Sullivan si qualifica come il più prolifico traduttore inglese del Belli. Di origini irlandesi, nato in Inghilterra nel 1939, vissuto a lungo nel Cheshire, ha studiato a Durham e vive a Londra.Dal 1964 al 1967 ha lavorato come insegnante di inglese in Italia, soggiornando a lungo a Roma. Tornato in Inghilterra, ha insegnato filosofia all'University of London fino al 1984; lasciato l'insegnamento si è dedicato all'attività di traduzione, volgendo in inglese varie opere italiane, fra cui una selezione di rime di Michelangelo (The love sonnets of Michelangelo to Tommaso Cavalieri). Sullivan usa una lingua in cui non è prevalente l'inglese standard, ma piuttosto una lingua "delocalizzata", una sorta di koiné di working class English, non necessariamente metropolitano. Un po' di cockney integrato da apporti di altri dialetti inglesi contemporanei: quello che lui stesso definisce un "dispersed urban vernacular". Egli cerca di "naturalizzare" il testo romanesco dell'Ottocento, cioè di renderlo inglese ed attuale, appigliandosi a cose, persone e fatti della contemporaneità britannica. «Perciò una carrozza può diventare una macchina, un papa ignorante di archeologia può diventare il principe Carlo, un bullo romano un duro di Glasgow...» come lui stesso dice in una recente intervista. In tal modo il registro linguistico è dettato dal contenuto del sonetto stesso e non dalla falsa equivalenza romanesco = cockney.

 

Coordinamento di Ilaria Giannetti e Luca Porqueddu

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"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

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Seguendo la tradizione dell'Accademia, in base a quanto ribadito anche dagli ultimi statuti, l'Istituzione promuove diverse attività culturali finalizzate alla valorizzazione delle belle arti. Nell'ambito di tali iniziative vengono curati la pubblicazione di volumi relativi all'Accademia e alla sua storia e l'allestimento di mostre negli spazi espositivi. Le opere delle collezioni accademiche (dipinti, sculture, disegni ed altro) sono restaurate e concesse in prestito in occasione di mostre nazionali ed internazionali.
Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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