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News dall'accademia
04/mag/2012

Presentazione del volume
"Ritratti di città
Dal Rinascimento al secolo XVIII"
di Cesare de Seta


introduce e coordina
Francesco Moschini

intervengono
Antonio Paolucci
Claudio Strinati

 

Venerdì 4 maggio, alle ore 17.30, viene presentato all'Accademia Nazionale di San Luca il volume Ritratti di città. Dal rinascimento al secolo XVIII, di Cesare de Seta, edito da Einaudi. Introdotti da Francesco Moschini, alla presenza dell’autore, intervengono Antonio Paolucci e Claudio Strinati.

L'incontro si inserisce in un più ampio calendario di presentazioni dedicate a recenti contributi scientifici sulle arti e sull'architettura e si  propone come un'occasione per riconsiderare attraverso la forma del ritratto, l'iconografia della città dal Rinascimento al secolo dei Lumi. La  rappresentazione della città ha retto ogni sovvertimento di potere, ad ogni evento della storia: liberi comuni, città-Stato, papi, re, imperatori e principi si sono succeduti vorticosamente al governo della città, ma il "ritratto di città" è rimasto uguale solo alla logica che l'ha prodotto, come se esso possedesse una forza e una capacità di persuasione che nessun potere ha mostrato con tanta determinazione sul filo di molti secoli. Il ritratto di città è, dunque, la forma più alta di celebrazione del potere urbano, sia quello di un re, di un papa, di un principe o di un mecenate e nasce dal Rinascimento con l'invenzione rivoluzionaria della prospettiva. Dai primi ritratti di città – databili all'ultimo triennio del Quattrocento – con  la loro manifesta intenzione di mettere in scena la bellezza, la prosperità e la grandezza di capitali dell'Occidente come Firenze, Roma e Napoli, questo studio ricostruisce la mappa dei ritratti nei secoli a seguire sia in senso geografico che tecnico e artistico. Con l'invenzione della stampa il genere conosce un'eccezionale fortuna da cui nascono i primi Atlanti di città dal Münster ai Merian, a Braun e Hogenberg: sillogi con intenzioni universalistiche che hanno lo scopo di far conoscere città di ogni paese. L’autore mostra, infatti, come il ritratto di città, quale celebrazione e simbolo del potere, civile e religioso, trovi momenti di massima espansione con la rivoluzione gutenberghiana che favorisce la nascita del «libro di città» e delle grandi imprese editoriali dalle quali deriva la tendenza da parte dei sovrani e dei principi a commissionare affreschi su questo soggetto per adornare i loro palazzi. Lentamente, con l'avvento della stampa, il baricentro della produzione iconografica si sposta dall'Italia alla Svizzera, alla Germania e all'Olanda, e poi in Francia, Spagna e Inghilterra. Il Seicento vede  il trionfo di questo genere con ritratti incisi e dipinti di città sempre più precisi e ampi. Pittori come El Greco, Didier Barra e Jan Bruegel scendono in campo con tele affascinanti. Con l'evoluzione scientifica della topografia si giungerà infine a realizzare grandi piante di città che hanno una funzione non solo celebrativa, ma anche amministrativa, fiscale e politica per il controllo delle masse urbane. Il lento divorzio tra arte e scienza diviene così definitivo.

Cesare de Seta ha insegnato all'Istituto italiano di Scienze umane tra Firenze e Napoli, dirige il Centro Studi sull'Iconografia della città europea all'Università di Napoli Federico II, e ha insegnato all'Ècole del Hautes Etudes Sociales a Parigi e in altre sedi straniere.

 

Coordinamento di Ilaria Giannetti e Luca Porqueddu

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L'Accademia Nazionale
di San Luca

"L'Accademia Nazionale di San Luca ha lo scopo di promuovere le arti e l’architettura, di onorare il merito di artisti e studiosi, eleggendoli nel Corpo accademico, di adoperarsi per la valorizzazione e la promozione delle arti e dell’architettura italiane." [Statuto 2005, art.1]
Il primo degli Statuti, voluto da Federico Zuccari, risale al 1593 e nel corso del Seicento, l'Accademia ha assunto come simbolo l'immagine di San Luca evangelista, pittore e protettore degli artisti.
Dal 1705 l'Accademia adotta come proprio emblema un triangolo equilatero, costituito da pennello, stecca e compasso, per esprimere la pari dignità ed unità delle tre arti: pittura, scultura ed architettura, sotto l'egida del disegno, come ribadito dal motto oraziano "aequa potestas" che lo accompagna. Nei secoli l'emblema accademico, pur sostanzialmente invariato, assume forme diverse fino alla trasformazione, nel 1934, con l'adozione di un medaglione con l'immagine di San Luca che dipinge, ancora oggi simbolo dell'istituzione accademica al pari del triangolo equilatero.
Il corpo accademico è articolato secondo le tre classi di pittura, scultura ed architettura ed è costituito complessivamente da novanta Accademici Nazionali, trenta Accademici Stranieri, trentasei Accademici Cultori, ventiquattro Accademici Benemeriti.

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Le sale accademiche sono utilizzate anche per la presentazione di libri e per lo svolgimento di conferenze e convegni. Particolare attenzione viene rivolta dall'Accademia ai giovani artisti e ai giovani studiosi mediante il conferimento di premi e borse di studio.

L'Accademia pubblica un Annuario e, ogni sei mesi, un Notiziario nel quale vengono sinteticamente illustrate le attività più recenti o di prossima realizzazione.

 

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