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Giulio Aristide Sartorio
"Monte Circello"
Intervento conservativo
2012 II semestre
Restauro a cura di
ANTONIO RAVA
 
 
Stato di conservazione
 
 
L’opera è esposta in un ambiente piuttosto a rischio, dove ad una notevole illuminazione solare lungo tutta la giornata si aggiunge umidità che ristagna alla sommità dello scalone per l’impossibilità di aprire i grandi finestroni che lo illuminano.
La collocazione attuale risale agli anni ’30, quando l’opera fu trasferita dalla sede precedente dell’Accademia di San Luca e verosimilmente fu restaurato sommariamente con ritocchi delle cadute di pellicola pittorica conseguenti al trasporto della tela arrotolata che sembra essere stato complesso e rischioso.
L’unico intervento a cui l’opera è stata sottoposta in seguito è il consolidamento d’urgenza realizzato dieci anni fa con iniezioni di adesivo polivinilico e velinature di carta da parte dei restauratori che si occupavano del ciclo pittorico del Parlamento, quando quest’opera fu ispezionata con la costruzione di un ponteggio di servizio nello scalone.
La superficie dell’opera era offuscata prima dell’intervento da una coltre grigia di nerofumo che appariva deposto uniformemente su tutta la superficie, con un effetto di appiattimento e ingrigimento generalizzato. Il consolidamento pregresso era stato attuato attraverso questo strato di deposito superficiale, fissandolo in qualche punto.
 
 
Ritocchi sommari della superficie apparivano in più punti, probabilmente ad olio e su lacune non stuccate,  solo riempite di colore per omologarle alla pittura circostante.
Tali ritocchi alterati e inaccettabili sono stati rimossi e si è  proceduto come d’uso a stuccare le lacune con gesso di Bologna e colla di coniglio,  poi a ritoccare con pigmenti puri legati con medium acrilico (Microacril), con risultato opaco analogo alla pittura circostante. Sono state anche simulate le tessiture e le asperità della pennellata originale per accordarsi in modo perfetto al modo di lavorare dell’artista.
Per confronti, una versione più tarda della “Veduta di Monte Circello”, di formato verticale, è stata riscontrata attualmente in mostra a Roma nel mercato antiquario.
 
 
Intervento di restauro
 
 
Il problema conservativo dell’opera può essere sintetizzato nella fragilità della pellicola pittorica, ricca di un medium oleoso, applicata a pennellate corpose su di una preparazione debole e sottile.
Il risultato è stato una contrazione anomala della pellicola pittorica con formazione di sollevamenti che mettevano a rischio la conservazione dell’opera prima dell’intervento di urgenza.
Non esiste vernice, che avrebbe avuto una funzione protettiva e consolidante, perché si tratta di pittura opaca, che vuole conferire alla tela un effetto simile alla tecnica della pittura murale ad affresco. Solo in alcuni punti si è verificata la fluorescenza di una vernice naturale all’U.V., ma è applicata a tocchi con colature, come un ritocco finale localizzato su alcune campiture.
La pulitura della superficie è stata realizzata previa aspirazione della polvere con aspiratore museale, poi con spennellatura cauta della superficie e uso di gomme dove possibile nelle zone piane, e infine con acqua demineralizzata a tampone e addensata con Gellano per potersi conformare alle pennellate in rilievo e alle zone ad alto impasto pittorico.
Le linee scure che rimanevano dopo la pulitura erano dovute ai consolidamenti dell’intervento precedente con resine sintetiche che avevano consolidato anche la polvere superficiale che offuscava l’opera. Il lavoro di riduzione di questo inconveniente è stato attuato con una azione minimale a tamponcino con tetraidrofurano, un solvente volatile in grado di solubilizzare le resine sintetiche indurite e polimerizzate.
Il consolidamento dell’opera era già stato parzialmente attuato dall’intervento precedente e doveva essere completato con iniezioni localizzate di Microacril, acrilico nanofase in emulsione acquosa, che ha una azione penetrante e risolve il distacco delle crettature a livello capillare senza lucidare in superficie.
L’integrazione pittorica è stata realizzata con pigmenti puri e con colori a vernice, previa stuccatura delle lacune di profondità a gesso di Bologna e colla di coniglio.
 
Indagini scientifiche
 
 
Le indagini scientifiche sono state realizzate sullo stato di conservazione e sulla tecnica di esecuzione dell’opera.
Oltre alle riprese in luce radente, che evidenziano l’alterazione dovuta all’arrotolamento pregresso dell’opera, sono state attuate 10 misure XRF per caratterizzare la tavolozza dei colori dell’artista e in particolare la presenza del bianco di piombo.
I pigmenti oltre ai bianchi di piombo e zinco sono pochi, in tutto il dipinto, limitati a ocra gialla, giallo di cadmio, blu di Cobalto, Massicot, ossido di ferro nero.
Due ampie porzioni di dipinto sono state osservate ad UV, per ottenere notizie sugli strati sovrapposti, i ritocchi e i consolidamenti, un microcampionamento per analisi FTIR per comprendere la tecnica di esecuzione, in particolare il medium  che è risultato ad olio. A parte è stato realizzato l’endoscopia per la ricerca di informazioni sul retro dell’opera, identificando il tipo di tessitura del supporto in tela originale di cui è stata verificata la buona tenuta. Due sono le traverse verticali presenti nel telaio ligneo, che scandiscono lo spazio in tre porzioni.
 
La cornice
Sono state identificate due cornici analoghe originali di Sartorio, del 1927 e del 1928 (vedi illustrazioni) che presentano lo stesso disegno a scanalature della cornice di questa opera, probabilmente applicata negli stessi anni a cura di Sartorio stesso. La cornice è stata pulita e consolidata, trattata contro l’attacco di insetti xilofagi con impregnazioni di Permetrina e reintegrata pittoricamente con colori ad acquerello e oro in conchiglia in piccole zone riscontrate lacunose. Un dato curioso è emerso nell’angolo superiore sinistro guardando il quadro, che risulta non perfettamente finito, con l’ipotesi che quindi la cornice sia stata realizzata per questa collocazione, dato che è un angolo non visibile dal basso.
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