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Gian Lorenzo Bernini
Modello per il Leone della Fontana dei Quattro Fiumi
2011 - 2012

Restauro a cura dell'Iscr, Istituto Superiore per la conservazione ed il Restauro

Gruppo di lavoro

Daila Radeglia, direzione lavori;
Davide Fodaro, conservazione, schedatura e documentazione, realizzazione copia;
Salvatore Federico, conservazione, documentazione, realizzazione copia;
Angelo Raffaele Rubino, documentazione fotografi ca, documentazione 3D, realizzazione copia;
Ernesto Borrelli, indagini diagnostiche: analisi preliminari, monitoraggio e approfondimenti analitici;
Lucia Conti, caratterizzazione mineralogica e petrografi ca.
 
 
Lo stato di conservazione
Al momento dell’esame dell’opera, la scultura si presentava vincolata a un supporto ligneo mediante tre viti metalliche passanti attraverso dei fori praticati alla base dell’opera.
Alla luce visibile la superfi cie modellata si presentava ricoperta da depositi incoerenti di particellato atmosferico e, al di sotto di questi, da uno strato di sporco grasso molto aderente alla terracotta. L’esame alla luce ultravioletta della superficie mostrava un’intensa fl uorescenza gialla da attribuire probabilmente alla presenza di cera d’api.
Le tracce di precedenti interventi di restauro erano facilmente riconoscibili, come pure chiaramente leggibili risultavano essere le numerose fratture, tutte ricomposte mediante adesivi. Alcuni di questi incollaggi, come le stuccature, sembrerebbero antichi, mentre altri sono d’epoca più recente.
Le numerose macchie visibili sull’epidermide della terracotta, potrebbero essere state causate da sostanze utilizzate per trattamenti superfi ciali. Alla base era distinguibile una sovrabbondante stuccatura in gesso dipinto. In alcune aree la superfi cie della terracotta era coperta da ritocchi pittorici alterati. Sull’intera superfi cie modellata sono presenti i resti di una patinatura dipinta, molto probabilmente antica.
 
Documentazione e indagini scientifiche
Come da buona prassi è stata eseguita un’analitica documentazione fotografi ca anche in alta defi nizione. Inoltre è stato realizzato il modello tridimensionale utilizzando un laser scanner.
Il modello 3D è servito anche per mettere a punto, in collaborazione con il Visual Computing Lab del CNR di Pisa, un nuovo metodo di documentazione dello stato di conservazione. Infi ne è stato realizzato il prototipo fi sico del modello digitale ed è in corso l’esecuzione della copia della scultura.
L’opera è stata sottoposta a una serie di esami scientifi ci (FTIR, SEM-EDS, TGA) che hanno apportato un notevole contributo alla conoscenza tecnico-esecutiva e conservativa della scultura.
 

L’intervento conservativo
Con l’ausilio delle informazioni raccolte nella fase preliminare del progetto conservativo, ha avuto inizio l’intervento di pulitura: in prima battuta si è provveduto a rimuovere i materiali incoerenti presenti sulla superficie della scultura. Successivamente sono stati realizzati alcuni saggi di pulitura, impiegando diverse tecniche e materiali. Alla luce dei risultati ottenuti si è selezionato il metodo più appropriato per rimuovere in modo efficace, e nel pieno rispetto della materia originale, le sostanze e i materiali estranei presenti sulle superfici. La pulitura ha permesso di recuperare pienamente la leggibilità del modellato e di evidenziare tutti i segni di lavorazione, le tracce degli strumenti, le linee tracciate per defi nire i blocchi di travertino e le impronte digitali. Durante le operazioni di pulitura sono state rimosse anche le ridipinture presenti in alcune zone e sulla grande stuccatura alla base. Si è ritenuto opportuno revisionare tale stuccatura una volta terminato l’intervento di pulitura, poiché appariva decisamente sovrabbondante.
Durante la lavorazione del gesso ci si è resi conto che in realtà la stuccatura non corrispondeva affatto a una lacuna della terracotta, ma era stata messa in opera con lo scopo di tenere insieme i frammenti della base. Una volta rimosso il gesso sono venuti alla luce i vecchi incollaggi che non davano più sicurezza di tenuta: per questo motivo si è deciso di procedere al loro smontaggio per ripristinarli con adesivi adeguati. Quest’operazione è stata condotta con notevole cautela e ha rivelato che in alcuni casi si trattava di incollaggi antichi, probabilmente eseguiti nella bottega stessa del Bernini.
Infatti, molti dei danni osservati sul modello sono pertinenti alla fase originale di realizzazione dell’opera.
Dopo aver effettuato lo smontaggio le superfici di frattura sono state accuratamente pulite e, prima di effettuare il nuovo incollaggio, è stato applicato uno “strato d’intervento”. Al termine del nuovo incollaggio le lacune e gli spazi corrispondenti alle linee di frattura sono state stuccate.
Infine, dette stuccature sono state integrate cromaticamente per accordarle, pur mantenendole distinte e distinguibili, alla superficie originale della terracotta.
La vecchia base di legno è stata sostituita con un nuovo supporto e per vincolare la scultura a esso sono state rimosse le viti metalliche, sostituendole con perni di polimetilmetacrilato (plexiglas). Con questo supporto la fragile scultura, che presenta grandi fratture anche alla base, può essere movimentata in completa sicurezza.

 
 
Eseguito in occasione della mostra "Bernini. Sculpting in clay", New York e  Fort Worth 2 ottobre 2012 - 5 maggio 2013.
 
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